Si svolgeranno questa mattina a Salerno, davanti al GIP Sergio De Luca, gli interrogatori di garanzia delle quattro persone arrestate giovedì scorso dai Carabinieri del ROS nell’ambito di una inchiesta dalla quale è emersa l’indebita percezione della Cassa Integrazione Guadagni da parte di aziende dove, però, i lavoratori in cassa integrazione continuavano lavorare.

Questa mattina, davanti al GIP compariranno i sindacalisti Mariano Santarsiere e Remo Criscuolo, l’imprenditore Giuseppe Iannece e il consulente del lavoro Claudio Pagano. Tutti e quattro, attualmente, sono agli arresti domiciliari. Al giudice dovranno chiarire se davvero esiste una “organizzazione” in grado di pilotare o, quanto meno, di accelerare le pratiche per il riconoscimento della cassa integrazione o se le circostanze spesso riferite nel corso delle conversazioni intercettate dagli inquirenti siano solo frutto di millanterie. Santarsiere, Criscuolo e Sarno sono accusati di associazione per delinquere, perché ritenuti i promotori e organizzatori del raggiro. Iannece risponde, invece, di un’estorsione a un dipendente dal quale si sarebbe fatto consegnare, “con calci e pugni” dicono gli inquirenti, l’assegno di 3.750 euro che aveva ricevuto dall’Inps. Per tutti gli indagati (ve ne sono altri ventuno, di cui sedici interdetti per due mesi dall’esercizio della professione), le accuse vanno a vario titolo dalla truffa al falso materiale e ideologico.

“Criscuolo – scrive il giudice delle indagini preliminari Sergio De Luca – era in grado di proporre agli imprenditori un pacchetto completo”, che comprendeva non solo la sua firma sugli accordi di Cig ma anche “la messa a disposizione di professionisti di provata affidabilità e competenza, nel campo della consulenza del lavoro e della formazione professionale”. “Non facciamo il resto di niente – diceva in una delle conversazioni intercettate, a propositi dei corsi di aggiornamento – solo le carte facciamo camminare”. Negli atti dell’inchiesta si parla per lui di compensi documentati per circa 40mila euro. “Sapeva di poter contare – si legge nell’ordinanza – sul contributo di Pagano e Di Rosario per affiancare gli imprenditori negli adempimenti burocratici”, in cambio ovviamente di denaro. Ed “era certo dell’appoggio – scrive il gip – del segretario provinciale Mariano Santarsiere che, ben conoscendo metodi e finalità delle operazioni intraprese, gli consentiva di gestire i rapporti con gli imprenditori, seguiva l’andamento delle procedure, interveniva personalmente, se necessario, anche per impartire istruzioni sull’atteggiamento da assumere nei rapporti interni al sodalizio, e partecipava alla suddivisione del profitto”. Per il giudice, Criscuolo, Santarsiere e Pagano “hanno dimostrato una particolare pervicacia nella reiterazione delle condotte illecite, sintomatica di una propensione criminosa già ben radicata”.

– Erminio Cioffi –

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