Fine vita e testamento biologico. Riflessioni bioetiche: il caso di DJ Fabo” questo è il titolo del convegno che si è svolto ieri sera presso l’Auditorium dell’Arena Cappuccini a Sala Consilina.

I saluti iniziali sono stati affidati al sindaco Francesco Cavallone, mentre a moderare l’incontro è stata la giornalista Antonella Citro.

Non posso non dire e non esprimere che con molta fatica avvertiamo l’esito conclusivo di questo percorso – ha sostenuto Mons. Antonio De Luca, Vescovo della Diocesi di Teggiano-Policastro – sappiamo che non è lecito a nessuno e per nessuna ragione fare ricorso all’accanimento terapeutico e nessuno può richiedere cure sproporzionate. Ma una cosa è l’accanimento terapeutico un’altra cosa è l’eutanasia. La scelta della sedazione profonda, della terapia del dolore e anche la scelta deliberata di rifiutare l’accanimento terapeutico è una scelta dignitosa. Quello che ci fa preoccupare è l’aver definito interventi terapeutici straordinari dar da mangiare, da bere e respirare. A noi questo appare difficile da accettare e difronte all’umana sofferenza bisogna salvaguardare i grandi principi“. 

Bisogna evitare di vedere la cosa dal proprio punto di vista e bisogna calarsi sul campo e capire con il contatto con queste persone come comportarsi – ha dichiarato Maurizio Pintore, coordinatore dell’Hospice DS 66 di Salerno – chi vede una persona in un percorso di fine vita deve capire quali sono i fenomeni che incendiano la sua mente. La paura della morte che forse solo la fede può togliere, il dolore, infatti chi prova dolore non ragiona più, la perdita di speranze e la qualità della vita. Dobbiamo mettere le persone in condizioni di essere protette e in condizione di fare una scelta non disperata. Le cure palliative riguardano una fase in cui per il paziente non c’è possibilità di cura. Il caso mediatico non serve per far capire le problematiche di queste persone però è importante perché siamo arrivati a questa legge”. 

Presente all’incontro anche Francesco Di Paola, membro della giunta dell’associazione “Luca Coscioni”, per il quale “il caso mediatico serve a far discutere e non per essere preso come esempio. Quello che oggi si può fare è avere la possibilità di non scegliere mentre prima si aveva l’obbligo di non scegliere. La vita di solito appartiene a Dio ma solo per chi crede. Una società come la nostra, che ammette la religione e la non religione, mi deve dare la possibilità di scegliere e questo fa questa legge. Il tema è molto discusso perché abbiamo un’influenza legittima che è quella della Chiesa cattolica ma lasciateci la possibilità di avere opinioni diverse. Non imponeteci le vostre cose, lasciateci la possibilità di scelta e non costringeteci a creare casi mediatici”.

– Annamaria Lotierzo –

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