– Lettera alla redazione – di Franco Iorio

Non sappiamo veramente se sta per nascere o finisce prima di nascere la seconda Repubblica. Di certo è stata avviata una restaurazione della Carta costituzionale di notevolissimo impatto sul sistema bicamerale e sull’ordinamento degli enti locali. Che può piacere o meno, ma è innegabile che venerdì 8 luglio sono state scritte nuove regole della normativa repubblicana, anche se solamente di prima lettura perché seguirà il voto dei deputati e il conclusivo referendum popolare.

Valutare pregi e difetti della riforma è compito dei giuristi, noi ci limitiamo a prendere atto che finalmente un passo è stato fatto, che qualcosa di nuovo è stata scritta, che non si potevano più rinviare i tempi per rispondere alle insofferenze della gente. Va detto che al momento della votazione finale dall’aula si sono allontanati ben 133 senatori, tra cui i gruppi del M5S, di Sel e di Gal. Si dice che gli assenti hanno sempre torto e non c’è motivo di dubitarne adesso. Tanto per dire, il gruppo grillino custodisce 8.689.458 voti: poi ci dirà cosa ne vorrà fare.

Ma ora ci interessa il merito della riforma, che possiamo così sintetizzare: superamento del bicameralismo perfetto, maggiori poteri al governo nella funzione legislativa, cancellazione delle province e riassetto delle competenze tra Stato e Regioni. Messo così, l’impianto della riforma si presenta condivisibile. Interviene nel procedimento di formazione della legge e di concessione della fiducia al Governo, lasciando alla sola Camera dei Deputati la titolarità delle funzioni. Se avremo leggi meno contraddittorie o meno confuse non possiamo saperlo. E’ certo però che l’iter sarà più veloce, mancheranno rettifiche e ritocchi ad usum delphini o a favore di qualche “parrocchia”, che non manca mai. Soprattutto ci avviciniamo agli altri Stati dell’Europa perché solo noi conservavamo l’arcaico istituto del bicameralismo. Palazzo Madama sarà composto di 100 senatori, di cui 95 eletti dai Consigli regionali al loro interno e tra i Sindaci nonché 5 nominati dal Capo dello Stato, degli attuali 315 (oltre i senatori a vita), che rimangono in carica fino alla scadenza del mandato. Se ci fermiamo alla spesa scopriamo che soltanto di indennità ci sarà un risparmio di oltre 41 milioni, perché i Razzi, gli Scilipoti&compagnia intascano 14 mila euro al mese. I futuri senatori riscuoteranno la stessa paga da consigliere regionale, senza altra prebenda, con un limite agli stipendi per evitare aventi alla “er Batman” Franco Fiorito della Regione Lazio.

Dalla Costituzione viene cancellato il Cnel. Già, proprio il Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro di cui sconosciamo meriti e pregi, con i suoi 64 consiglieri, un presidente e due vice-presidenti, 80 dipendenti di cui 7 dirigenti, e un bilancio di circa 20 milioni di euro l’anno. Pagati sempre da noi! Ma soprattutto vengono eliminate finalmente le Province, i più inutili enti locali, già depotenziate di funzioni ma esattrici implacabili di tasse come ho avuto modo di trattare su questo giornale. Eppure c’è qualcuno come Antonio Iannone, presidente mai eletto della nostra Provincia, che due giorni dopo l’approvazione della riforma decreta il completamento della sua giunta con la nomina di altri quattro assessori. Ci sarebbe da ridere se non ci fosse da piangere innanzi alla incredibile latitanza della Provincia sul territorio segnatamente a sud di Salerno e al disastro della viabilità non meno che di quello finanziario e contabile. Nel libro che raccoglie i primati del mondo entra di diritto la Provincia di Salerno: in cinque anni trentotto assessori e due presidenti (Cirielli e Iannone). Ma quanto siamo bravi e tolleranti noi, nessuno!

– Franco Iorio –


 

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