Sono indignati alcuni turisti in visita a Roscigno i quali hanno immortalato in una foto una vera e propria invasione di mucche nel sito archeologico di Monte Pruno. 

Non è la prima volta, infatti, che bovini al pascolo vengono lasciati liberi nell’importante area di interesse culturale.

Risale agli anni ’20 il primo ritrovamento di oggetti pertinenti ai corredi funerari databili tra VI e V secolo a.C.. Nel 1938 sul Monte Pruno fu trovata una sepoltura con gli oggetti del corredo disposti lungo i fianchi e ai piedi del defunto e vasellame in argento, tra cui un calice. La sepoltura viene datata nei decenni finali del V secolo a.C. Alla fine degli anni ’80 prende il via un programma di esplorazione voluto dalla Soprintendenza Archeologica in collaborazione con l’Università Federico II di Napoli.

L’importanza archeologica del sito di Monte Pruno, dunque, ancora una volta viene calpestata da chi, incurante del valore del luogo, permette agli animali di vagarvi incontrollati. Non è la prima volta, infatti, che nell’area dei ritrovamenti sono stati avvistati greggi o mandrie al pascolo.

 

Un commento

  1. NON SONO LE MUCCHE A DISTRUGGERE MA L’UOMO

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