
Domenica 22 e lunedì 23 marzo gli elettori sono chiamati ad esprimersi per il Referendum confermativo della legge costituzionale su “norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della corte disciplinare”, la cosiddetta riforma della Magistratura approvata dal Parlamento e pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 30 ottobre 2025.
Si vota domenica 22 marzo dalle 7.00 alle 23.00 e lunedì 23 marzo dalle 7.00 alle 15.00. Lo scrutinio inizierà dopo la chiusura delle urne nel pomeriggio del 23 marzo. Per votare bisogna presentarsi al seggio con un documento di identità valido e con la tessera elettorale.
Si tratta di un Referendum costituzionale confermativo, quindi non è previsto il raggiungimento del quorum (50%+1) e il risultato sarà determinato dalla maggioranza dei voti espressi, indipendentemente dal numero dei votanti.
Nella scheda elettorale, di colore verde, è riportato il quesito con le due opzioni di voto: Sì se si vuole approvare la riforma, NO se l’intenzione è quella di bocciarla. Il testo recita: “Approvate il testo della legge di revisione degli art. 87, decimo comma, 102, primo comma, 104, 105, 106, terzo comma, 107, primo comma, e 110 della Costituzione approvata dal Parlamento e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 30 ottobre 2025 con il titolo ‘Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare’?“.
La legge di revisione costituzionale modifica e introduce alcune novità nell’ordinamento giudiziario.
La riforma della Giustizia mira alla separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri. Attualmente i magistrati possono essere sia pubblici ministeri sia giudici nei tribunali. E’ consentito però un solo cambio di carriera nei primi dieci anni di attività professionale. Con la riforma si vogliono separare definitivamente le carriere di giudici e pm, permettendo di scegliere soltanto all’inizio il percorso da seguire senza possibilità di cambiarlo successivamente.
Il testo approvato in Parlamento prevede la creazione di due Consigli Superiori distinti, uno per i giudici e uno per i pubblici ministeri. Entrambi mantengono una composizione a prevalenza togata, ma operano separatamente, affidando ai pubblici ministeri un organo di autogoverno distinto da quello della Magistratura giudicante.
La riforma introduce un’Alta Corte disciplinare con competenza sui procedimenti disciplinari nei confronti dei magistrati. L’organo è formato da 15 componenti: 6 estratti tra i giudici e 3 tra i pm, 3 estratti da un elenco stilato dal Parlamento e 3 scelti dal Presidente della Repubblica. Il presidente viene scelto tra i nominati dal Capo dello Stato o tra quelli di nomina parlamentare. Per le modalità di selezione dei componenti degli organi di autogoverno la riforma prevede il sorteggio al posto del sistema fondato sul voto.
Votare SÌ significa confermare la riforma costituzionale e consentirne l’entrata in vigore, votare NO punta a mantenere il vigente assetto costituzionale.

