“Psicologica…mente”- Baby prostituzione e la “filosofia dell’apparire”. Intervista alla dott.ssa Fosca Pinto



































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Sono sempre più frequenti le storie di ragazzine che usano il proprio corpo come un oggetto, che hanno rapporti sessuali molto precoci con i loro coetanei o con ragazzi più grandi, conosciuti magari sui social network o che, addirittura, arrivano a prostituirsi in cambio di denaro o di altre remunerazioni (come ricariche di cellulari e vestiti).

Diverse trasmissioni televisive se ne sono recentemente occupate ed i casi rilevanti sono balzati agli onori della cronaca (Roma e Milano).Questo fenomeno naturalmente inquieta non solo i genitori ma anche insegnanti ed educatori e allarma le Forze dell’Ordine per i risvolti penali che spesso queste storie prendono. Ne abbiamo palato con la psicologa dott.ssa Fosca Pinto. 

D. – Perchè alcune minorenni dicono “si” al sesso a pagamento e vendono il loro corpo?








R. – “Nel 1492 gli Indios barattavano pepite d’oro per pezzi di specchio, non dando valore alla merce di scambio. 521 anni dopo, gli attori sono diversi ma le dinamiche non cambiano. Nel preciso momento in cui un minorenne invia la sua foto nuda per una ricarica da 5€, c’è chi approfitta della fragilità di un adolescente”

D. – La spasmodica voglia di un qualcosa che definisca un /una giovane in un determinato contesto, la filosofia imperante dell’ “apparire” a tutti i costi anche se non nelle proprie possibilità arrivando a commettere questi atti. Dottoressa, dove sbagliano la famiglia e la società?

R. – “Ogni epoca ha un demone, l’apparire è quello del nostro tempo. Definirsi in un contesto è invece un bisogno che fa riferimento all’integrazione e all’approvazione sociale. Quando si vuole apparire al di là delle proprie possibilità, il problema è un altro. Accettarsi è più faticoso che rimediare capi firmati. Accettarsi e accettare i limiti. E’ compito della famiglia nutrire il proprio figlio non solo di pane e vestirlo non solo con abiti ma anche di ascolto, carezze, complimenti, attenzione che sono gli ingredienti dei valori e dell’autostima. Del resto, le mancanze, l’incoerenza, i falsi miti cresciuti in seno alle famiglie sono stati concepiti in una società che fa da specchio”

D. – Può essere visto anche come una forma di ricatto verso un genitore? La paura di un simile gesto rischia di “deviare” l’ approccio educativo con un figlio

R. – “Qualora dovesse essere una forma di ricatto, sarebbe un ricatto che rimanda a concetti più generali e patologici. L’adolescente che ricatta è una persona con maggiore consapevolezza e maggiore autostima, io credo che svendersi nasca invece da una minima valutazione di sè. Capita che un figlio non vendga osservato, l’adolescente è un ribelle e l’opposizione la cerca, prima di prostituirsi avrà messo in atto altre provocazioni, se la famiglia agisce con indifferenza alle sue mancanze, egli cercherà qualcosa di più eclatante per rendersi visibile. In quest’ottica l’adolescente non ricatta, provoca. Un genitore, per la paura di fare la cosa sbagliata qualche volta sceglie di non fare nullae così rinuncia alla sua funzione educativa”

D. – Parliamo di una fase delicata come quella dell’adolescenza: quanto sono importanti la famiglia e la società, soprattutto in un momento dove i principi morali sembrano essere allo sbando?

R. – “La famiglia deve garantire radici per aggrapparsi e ali per volare. La morale cambia, la nostra epoca è troppo veloce, monitorare non è facile e adattarsi è ancora più difficile; ciò che è sempre stato demonizzato, la società attuale le comprende cercando una giustificazione nella motivazione. Una società più tollerante è un punto di forza, una risorsa, ma l’adolescente ha bisogno anche di regole, non solo di flessibilità. Come terapeuta non sono abituata a dare consigli ma posso dire che un figlio ha bisogno d’amore, di attenzione e di ascolto”.

– Claudia Monaco – ondanews –



































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