“Psicologica…mente”- La psiconcologia: aiuto e supporto per i malati di tumore – Intervista alla dott.ssa Fosca Pinto

























Psicologicamente logoLa ricerca in campo medico continua a fare passi da gigante nell’ambito delle malattie tumorali. Nonostante ciò, la parola “cancro” ancora oggi evoca ansia, paura e smarrimento; è vero, di cancro ancora si muore ma la “negatività” che questa malattia porta con sé è rimasta intatta negli anni nonostante i progressi della ricerca scientifica. Ancora oggi , il cancro viene percepito come una condanna a morte, per cui, quando viene comunicata una diagnosi tumorale, la persona coinvolta e tutta la sua famiglia sentono di cadere in un baratro.

Sorgono, così, i dubbi anche sulle cose che prima sembravano semplici e naturali: cosa dire al malato, come parlargli, come toccarlo, come guardarlo senza trasmettergli ansia e paura. Come stare, allora, accanto al malato di cancro senza perdere il controllo della propria vita e della propria famiglia? Quale, soprattutto, il supporto ai malati? Entra in gioco cosi la psiconcologia, una branca della psicologia, un cammino di supporto e aiuto. Ne abbiamo parlato con la psicologa dott.ssa Fosca Pinto.

D. – Dott.ssa Pinto, partiamo con una definizione della psiconcologia?







R. – “La psiconcologia è una disciplina che cerca di “mettere insieme i pezzi di una persona malata di tumore”; si occupa degli aspetti meno tangibili della malattia neoplastica, non si occupa del sintomo ma della sofferenza espressa dal sintomo”

D. – Nell’ambito della psiconcologia, si parla del superamento del modello bio-medico a vantaggio di un modello biopsicosociale. In termini pratici, quali sono le differenze fondamentali tra questi due modelli?

R. – “Non solo in psiconcologia, l’OMS (organizzazione mondiale della sanità) quanto di più autorevole in tema di salute, definisce il benessere come equilibrio biopsicosociale, quindi non è in salute chi ha un corpo che funziona ma chi, oltre questo ha un’occupazione, degli affetti e un equilibrio psicologico. Possiamo usare una metafora per inquadrare la differenza tra i due modelli: nel primo la persona viene vista in laboratorio, nel secondo, invece, viene vista su campo. Possiamo dire che il modello biomedico cura, quello biopsicosociale si prende cura”

D. – La psiconcologia quale compito specifico si assume nelle strutture ospedaliere, sia nei reparti oncologici che negli hospices, nell’ambito della cure palliative e della terapia del dolore?

R. – “Sono vari i compiti dello psiconcologo. In ospedale si interviene nella comunicazione della diagnosi, e si sostiene il paziente nei vissuti emotivi che la notizia gli scaturisce (spesso emerge un ingiustificato senso di colpa), lo psiconcologo si occupa anche della riorganizzazione familiare, difronte a un cambiamento,infatti una famiglia può compattarsi ma può anche frammentarsi. Nell’hospice, quindi quando ormai il paziente ha già ricevuto la diagnosi e anche la prognosi, egli viene aiutato a trarre il massimo dalle sue risorse, a vivere pienamente il tempo che gli rimane, ad adattarsi alla malattia, a trovare la soluzione della propria morte e ad accettarla. In nessun caso lo psiconcologo fa psicoterapia, ma concelling, coaching e sostegno”

D. – Oltre ai pazienti anche il supporto ai familiari è importante

R. – “Lo psiconcologo si occupa molto della famiglia del malato, non solo perchè l’assetto familiare cambia, ma perché cambiano le priorità. E’ facile che in una famiglia in cui vi è un problema che affronta il tema della morte, agli altri problemi venga negata l’importanza delle piccole cose”

D. – Come è possibile far sì che gli oncologi divengano più consapevoli dei problemi psicologici dei loro pazienti?

R. – “Gli oncologi sono già consapevoli dei problemi dei propri pazienti, sanno che si tratta di pazienti psiconcologici e non di pazienti oncologici, ma il loro lavoro è quello di occuparsi del corpo, della malattia a livello assoluto; è importante che un medico operi rispettando una “giusta distanza” vestita di neutralità cosicché egli possa incidere con fermezza, del resto l’oncologo si occupa del tumore, lo psiconcologo si occupa  invece delle persone affette da tumore”.

– Claudia Monaco –


 

































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