Psicologica…mente: “La gelosia, quando diventa un problema e come gestirla” – Intervista alla dott.ssa Lauria























Psicologicamente logo“Il nocciolo della gelosia – diceva Carl Gustav Jung – è la mancanza d’amore”. Non si tratta di un banale aforisma: l’amore sano si nutre in effetti più delle differenze, lo scambio e l’autonomia personale dei due amanti che della loro totale fusionalità. Per questo gelosia, insicurezza e vita di coppia rappresentano un trinomio purtroppo molto diffuso ma non per questo meno paradossale. Ne abbiamo parlato nel nuovo appuntamento di “Psicologica..mente” con la psicologa e psicoterapeuta dott.ssa Caterina Lauria.

D. – Gelosia: si tratta di un’emozione, di un sentimento o di un istinto?

R. – “La gelosia è uno stato emotivo determinato dal timore, fondato o infondato di perdere la persona amata nel momento in cui questa mostra interesse per un altra persona. La gelosia sia quando la si prova o quando si è oggetto di gelosia crea malessere alla persona. Nel primo caso si possono sperimentare paura dell’abbandono e rabbia, nel secondo caso la persona oggetto di gelosia si sente venir meno la libertà personale. La gelosia ha origine nell’infanzia dal complesso d’Edipo e dalla relazione con fratelli e sorelle e può essere definita una forma d’amore infantile, fondato sulla dipendenza, che può venir superato con l’acquisizione di una piena autonomia da parte dell’individuo”







D. – La gelosia è una forma comportamentale patologica?

R. – “La gelosia è “normale” quando è presente a livelli accettabili e non condiziona più di tanto la vita della persona che la prova. Secondo Freud, la gelosia “patologica” può assumere tre forme, tutte connotate da ambivalenza per la compresenza di amore e aggressività entrambe rivolti alla medesima persona. La prima forma di gelosia è quella competitiva o normale ed è essenzialmente composta dall’afflizione, il dolore provocato dalla convinzione di aver perduto l’oggetto d’ amore, dalla ferita narcisistica, da sentimenti ostili verso il più fortunato rivale e da una dose più o meno grande di autocritica che tende ad attribuire al proprio Io la responsabilità della perdita amorosa. La seconda forma di gelosia è quella proiettiva ed è caratteristica di quelle persone che avendo rimosso le proprie esperienze reali o i propri desideri di infedeltà perché in disaccordo con la loro coscienza morale, proiettano queste tendenze sul partner di cui temono, in modo ossessivo l’infedeltà, per poter alleviare i propri sensi di colpa verso questi impulsi. gelosiaLa terza forma di gelosia, il delirio di gelosia costituisce un vero e proprio disturbo psicopatologico caratterizzato dalla convinzione, solitamente priva di fondamento reale, dell’infedeltà del proprio partner e da conseguenti reazioni comportamentali nei confronti di quest’ultimo e dei sui presunti amanti. Una manifestazione caratteristica di tale forma di gelosia è l’affannosa ricerca di indizi che comprovino l’infedeltà sospettata, mediante domande assillanti, interpretazioni deliranti, allusioni o falsi ricordi. Il delirio di gelosia può evolvere in forme di delirio cronico sistematizzato a sfondo paranoico, o può trovarsi associato ad altri disturbi psichici, in particolare all’alcolismo”

D. – Esiste una soluzione per la gelosia, visto che non é affatto una sana manifestazione d’amore verso l’altro?

R. – “Sicuramente è importante interrogarsi sull’origine della gelosia e quindi cosa la alimenta. Lasciar andare l’idea che è l’altro a farci sentire geloso e ripensare alla propria infanzia e alla relazione con i propri genitori e con i propri fratelli/e è un modo per capire da dove nasce la gelosia ed è un primo passo per depotenziarla. La gelosia inoltre ha una sintomatologia affine alla dipendenza affettiva e può essere utilizzata come indicatore per comprendere i nostri livelli di autonomia e di dipendenza nei confronti dell’altro. Un punto di svolta per superare la gelosia è l’acquisizione dell’ autonomia emotiva, cioè la capacità di stare da soli e con gli altri, che permette alla persona di stabilizzare i propri vissuti emotivi e di vivere relazioni più autentiche e gratificanti”.

– Claudia Monaco –


 

































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