taglio_province_N– Lettera alla redazione – di Franco Iorio

Le Province dovevano essere cancellate già nel 1970 quando furono istituite le Regioni ed eletti i Consigli regionali. Il legislatore immaginava un rapporto amministrativo non gerarchico sulla scala formata da Stato, Regione, Comunità Montana, Comuni. Dopo oltre trent’anni di battaglie dentro e fuori il Parlamento, dopo alterne vicende politiche e infinite polemiche per razionalizzare la macchina dello Stato, finalmente la loro storia pare sia arrivata al capolinea. Di fatto, con la riforma dell’aprile scorso, le Province risultano ormai ridimensionate e destinate a scomparire. Hanno perduto compiti e funzioni sostanziali, non gestiscono più i centri per l’impiego e le politiche del lavoro, non hanno competenza sui trasporti né governano il settore di sostegno allo studio per i diversamente abili. Ne è derivato un risparmio di circa 400 milioni dei costi della politica.

Non ci saranno più elezioni dirette per la nomina di presidenti e consiglieri provinciali perché le funzioni saranno espletate dai Sindaci e dai Consiglieri comunali, i quali svolgeranno così un duplice lavoro senza percepire per questo ulteriore indennità. Figurano ormai come “ombre” sul territorio eppure le Province chiedono ancora ai cittadini di pagare. I prelievi maggiori derivano dalla “Rc auto”, che si basa sulla teoria secondo cui chi sta al volante può provocare incidenti e quindi ha l’obbligo di sostenere il servizio sanitario, con un’aliquota sino al 16% sul premio assicurativo. Ancora, l’automobilista paga l’Ipt, ossia l’imposta provinciale di trascrizione sui passaggi di proprietà di autovetture e moto. Poi c’è il Tefa, che pochi conoscono ma tutti paghiamo. E’ il tributo per l’esercizio delle funzioni ambientali che deve, meglio dire dovrebbe, assicurare le attività amministrative di interesse provinciale per la disciplina e il controllo degli scarichi e delle emissioni e la tutela, difesa a valorizzazione del suolo. Può variare dall’1 al 5 per cento e lo sborsiamo insieme alla tassa sui rifiuti: una tassa sulla tassa abilmente nascosta, tanto per non metterci in ansia. E ci sono ancora ulteriori balzelli come la Cosap (canone per occupazione spazi e aree pubbliche), il “canone concessioni per accessi stradali” e il tributo per i rifiuti speciali. Così la Provincia di Salerno incassa 55 milioni per l’imposta Rc auto; 20 milioni per l’Ipt; 5 milioni per la Tefa e circa 1 milione per le altre imposte, totalizzando una entrata sul bilancio di ben 81.064.000 di euro.

Però non facciamoci illusione, non bastano. Non bastano per tagliare lungo i margini delle strade provinciali le erbacce cresciute al punto tale da costituire ostacolo alla circolazione e gravissimo pericolo a chi guida. Non compete ma se ne fanno carico i Comuni (lo ha fatto Teggiano) e ci auguriamo che almeno chiedano il rimborso della spesa, se non dei danni. E nemmeno bastano per liberare al traffico le strade chiuse da anni a causa di incendi estivi, che pure sono snodi viabili del sistema di comunicazione quale la pedemontana Pozzo di Teggiano – Silla di Sassano. Men che meno per intervenire quale ultimo gesto di sensibilità sugli edifici e le competenze in materia di istruzione secondaria superiore come dispone l’Art. 201 del D. Lgs.vo 297/1994.

Antonio Iannone, presidente non eletto della provincia di Salerno, dice che l’abolizione delle province non risolverà i mali della politica italiana. E’ probabile abbia ragione, ma almeno pagheremo direttamente lo Stato senza vedere intorno menestrelli e cantastorie con scettri ereditati.

– Franco Iorio –


 

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