Secondo appuntamento con il carnevale di una volta, profondamente ricco di tradizioni e aneddoti ormai perduti ma che vogliamo riportare alla luce per mezzo di “Pro…verbalmente inteso”.

La scorsa volta ci siamo soffermati sule numerose maschere che arricchivano il corteo carnevalesco antico; oggi dedichiamo questo spazio ai canti, alle filastrocche, agli strumenti e i giochi che si facevano durante le settimane di festa.

Tante erano le canzoni, filastrocche ed i giochi fatti nel periodo di carnevale, una fra tutte, ricordata ancora oggi, recita così:“ndicchia, ndicchia, ndicchia, ramm nu càp r sauzicchia e ss nu mm lù vuò rà t puozz strafucà”.

Questa, e molte altre strofe, venivano intonate quando si andava a fare la questua durante la manifestazione carnevalesca e uno strumento fondamentale della festa era il “cup cup”: un tamburo ricoperto di pelle di capra con un bastone infilato al centro; il suonatore, tirando e spingendo dentro la pelle il bastone, produceva un suono cupo che appunto dà nome allo strumento musicale. Ma numerosi erano gli altri strumenti utilizzati: “u sunett”, “a ciaramèdda”, “u suòn” (zampogna), “i castagnòl” (nacchere), la bottiglia suonata con la chiave maschio.

Carnevale è famoso soprattutto per i giochi e gli scherzi fatti in tutto il periodo di festa. Uno di essi era il “Gioco di Sansone”, nel quale qualcuno si stendeva a terra facendo il morto e gli altri, cantando, gli giravano intorno, poi, alcuni lo baciavano invece altri si sedevano. Sansone tingeva il volto a chi gli era antipatico e baciava le belle fanciulle. Un altro gioco era il “Gioco di San Domenico”: “San Domenico” saliva su una sedia con un cappello pieno di cenere, gli altri si inginocchiavano intorno a lui, chiedendo benedizione, lui benediceva alcuni e sporcava di cenere altri. Molto famoso anche io gioco della pentolaccia, “a pignata”. L’ultima sera di carnevale si appendevano le “pignate” e i presenti, bendati, dovevano cercare di colpirle con un bastone. Se erano fortunati cadevano monetine, altrimenti acqua e cenere.

Il rito che segnava la fine dei festeggiamenti e l’inizio della Quaresima era la “morte del carnevale” ossia un fantoccio di paglia che lo rappresentava e che veniva bruciato e bastonato, poi veniva appesa “na pupa r pezza” con sette penne che rappresentavano le sette settimane di penitenza prima della Pasqua.

– Sara Maggio –


 

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