Oggi la rubrica “Pro…verbalmente inteso” ricorderà i momenti gioiosi dei nostri avi che, nonostante non avessero grandi ricchezze, riuscivano a divertirsi e a creare gruppo, riunendo tutti i bambini del paese.

Un tempo, infatti, quando non c’era la tv, la playstation o internet, né tantomeno i soldi per comprare i giocattoli, la sera le famiglie si riunivano intorno al focolare e i nonni intrattenevano i bambini raccontando filastrocche ricordate ancora oggi: “Serra serra mast Cicc, na panèdda e na sasiccia, a sasiccia na mangiàmm e a panèdda na stipamm” o ancora “misc miscill, att attill, addù si stat, addù zzi Tumas, cch te mangiat pan e ccas, scitt a casa r zz Tumas”.

Giochi materiali, costruiti artigianalmente erano le pupe e le palle di pezza, le fionde, le frecce ma numerosi erano anche i giochi all’aperto che riuscivano a riunire tutti i bambini delle contrade e che facevano passare le calde giornate estive. Ricordiamo, ad esempio, la “cavallina” in cui i bambini saltavano a gambe aperte, a turno, sulla schiena del bambino successivo oppure “scaricabarile” in cui due bambini si ponevano schiena a schiena, incrociavano le braccia e in modo alternato si sollevavano a vicenda ricreando l’oscillazione di una campana, o ancora il gioco della carriola in cui un bambino simulava il movimento della carriola, appunto, ponendosi di mani a terra mentre un altro fanciullo lo spingeva per le caviglie e poi il “gioco della settimana”, la “bella lavanderina”, “nascondino” o ancora “al lupo al lupo”.

– Sara Maggio – ondanews –

 

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