Continua il viaggio nel tempo della rubrica “Pro…verbalmente inteso” per ricordare gli aneddoti e le tradizioni di una volta. Dopo l’educazione familiare, l’appuntamento di oggi percorrerà i ricordi dei nostri avi in merito all’istruzione scolastica.

Un tempo, l’istruzione era riservata quasi esclusivamente ai maschi poiché le donne dovevano badare alla casa, ai campi e ai figli; nelle strutture scolastiche vigeva il maestro unico e le materie che si studiavano erano poche in quanto, allora, fondamentale era per lo più imparare a leggere, scrivere e far di conto; si imparavano, inoltre, la storia e la geografia e preghiere, poesie e soprattutto inni alla patria.

Come in famiglia, anche a scuola le punizioni erano severe e corporali, ad esempio si facevano inginocchiare i bambini disubbidienti sui chicchi del granturco, oppure venivano inferte bacchettate sulle mani o ancora venivano fatte indossare delle orecchie d’asino ai più monelli, mortificando, così, l’alunno.

Le strutture scolastiche, inoltre, erano poverissime, molto differenti da quelle di oggi: non c’erano bagni interni, c’erano delle stufe alimentate con la legna che ogni bambino doveva portare da casa propria. I banchi, inoltre, erano dotati di porta calamai, ovvero un boccettino pieno di inchiostro in cui si intingeva il pennino, gelosamente custodito dai bambini che non avevano grandi possibilità economiche.

bacchetta proverbalmenteQuasi nessuno possedeva uno zaino: i più fortunati avevano una semplice sacca di pezza in cui portavano l’unico libro ed un unico quaderno. La maggior parte, invece, teneva insieme il tutto con una cintura; la stessa cosa valeva per il grembiule che non tutti potevano permettersi.

Oltre alla scuola normale, esisteva la “scòla particulàr”, ossia la scuola serale che era frequentata da tutti i bambini che durante il giorno dovevano lavorare con i genitori nelle stalle o nei campi e che solo la sera potevano dedicare qualche ora allo studio di base.

In questo caso, il maestro era una persona semplice, in grado di leggere e scrivere e far di conto, che insegnava cose rudimentali agli alunni; egli veniva ricompensato, dopo un mese di insegnamenti, mediante una giornata di lavoro oppure con generi alimentari.

– Sara Maggio – ondanews –

 

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