Il volto dei migranti giunti ieri mattina presso il centro di accoglienza di Sicignano degli Alburni, porta ancora i segni della guerra, della fame e della sofferenza.

Sono 78 ragazzi giovanissimi, con un’età compresa tra i 18 e i 30 anni e di questi, 74 sono uomini e 4 sono donne e provengono dalla Libia, dalla Siria, dalla Somalia e dall’Eritrea: fanno parte dei 1044 immigrati sbarcati ieri mattina a bordo della nave della Marina Militare “Etna” al porto di Salerno e sono arrivati al centro di accoglienza Park Hotel, una lussuosa struttura alberghiera situata nel comune di Sicignano degli Alburni. I giovani sono stati accolti dagli uomini delle Forze dell’Ordine, della Protezione Civile, della Caritas, da associazioni di volontariato, medici ed Istituzioni.

Dopo i primi accertamenti da parte dei sanitari dell’Asl e l’operazione di riconoscimento effettuata dagli uomini della Prefettura a Salerno, i migranti sono stati sottoposti a ulteriori esami medici specialistici presso il centro di accoglienza di Sicignano ed alcuni hanno riportato malattie ed infezioni quali per esempio la scabbia e la febbre; per altri, invece, è stato necessario il ricovero presso le strutture ospedaliere di Eboli, Battipaglia e Oliveto Citra. I giovani migranti  giunti in Italia erano in pessime condizioni, disidrati, con ferite e contusioni ai piedi e alle mani, segno del terribile viaggio affrontato in mare stipati come delle bestie sui vecchi gommoni ed in balia di scafisti, trafficanti di uomini senza scrupoli.

Intanto, i volontari della Caritas diocesana di Teggiano, guidata da Don Vincenzo Federico, stanno lavorando senza tregua per aiutare ed offrire ai profughi  il massimo sostegno ed assistenza. Ondanews ne ha incontrato uno di loro.

Si chiama Ibraim, ha 19 anni e proviene dalla Repubblica del Gambia, il più piccolo Stato del continente africano situato nell’Africa Occidentale. “C’è la fame nel nostro Paese, ci sono problemi governativi e siamo senza lavoro – racconta Ibraim  – in Africa ho lasciato la mia famiglia, mia madre e mio padre. Sono venuto qui in cerca di un futuro migliore, lontano dalla sofferenza e dalla fame”.  Sul drammatico viaggio affrontato in mare racconta: “Il viaggio è stato difficile, ho avuto però la fortuna, a differenza di tanti, di sbarcare in Italia vivo e sano. Nel barcone partito dalla Libia eravamo in 300, siamo stati digiuni per  tutto il tempo”. E sull’accoglienza ricevuta dall’Italia, risponde: “Voglio ringraziare gli italiani che ci hanno salvato ed accolto, sono vivo e ne sono felice.  Da questo momento – conclude Ibraimricomincia la mia nuova vita”.

– Mariateresa Conte –


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