presentazione libro d'amico“Lungo il sentiero degli Incauti”, si intitola così il volume, a cura di Alessandro D’Amico,  che è stato presentato sabato pomeriggio, presso il santuario francescano di Sant’Antonio a Polla.

A prendere parte all’incontro, coordinato dalla giornalista Antonella Citro, oltre all’autore, il giornalista del “Il Mattino” Pasquale Sorrentino, che del libro ha curato la prefazione,  il  presidente dell’Associazione Culturale Luigi Pica Aldo Rescinito e la giornalista di Ondanews Annachiara Di Flora.

Il volume è un vero e proprio diario di bordo del viaggio, lungo 129 giorni, che D’Amico ha compiuto circa 3 anni fa in Sud-America. Una raccolta dei resoconti, riportati sul suo blog “sudamericapercaso”, che il padre, il giornalista e scrittore pollese Geppino D’Amico ha racchiuso ora in un libro: un dono di un padre a un figlio. Il viaggio di Alessandro, lungo il sentiero degli Inca, tra le pagine prende vita. Da Buenos Aires alla Patagonia. Dal terremoto del Cile al mistero dei Moai dell’Isola di Pasqua. Dall’enigma delle linee di Nazca, nel Perù Meridionale, al paradiso delle isole Galapagos. “Lungo il sentiero degli Incauti”  è un viaggio nel viaggio, avventura che Alessandro condivide con altri tre compagni.

“Prima della partenza – scrive D’Amico –  mi chiedevo quale fosse la ragione, lo scopo di questo viaggio. Divertirmi? Visitare luoghi da cartolina? Conoscere nuova gente? Forse tutte queste cose assieme. Forse cercavo di scavare a fondo fino ad arrivare a conoscere l’essenza ultima di me stesso. Ho  attraversato cinque paesi, passando da un bus all’altro, da un ostello all’altro, da un nuovo amico all’altro. E sono anche andato alla ricerca dell’essenza ultima di un continente dapprima così lontano e presentazione libro d'amico pollasconosciuto, e ora a me più vicino. E 129 giorni dopo l’ho scoperta nei versi del poeta uruguaiano Mario Benedetti, scarabocchiati su un muro di Quito: “…que en mi pais la gente vive feliz, aunque no tenga permiso”, “…perché nel mio paese la gente vive felice, nonostante non ne abbia il permesso.” Ho imparato questo e altre cose. Ho imparato che la gente dall’altra parte del mondo è straordinariamente simile e allo stesso tempo diversa da noi. Ho imparato che quando vuoi veramente qualcosa, prima o poi farai di tutto per averla. Ho imparato che la vita non è un film e che quando finalmente raggiungi quello che vuoi, inevitabilmente hai anche perso qualcosa per strada. Ho imparato – continua – che la curiosità ti fa sentire incredibilmente vivo. Ho imparato più sulla vita in quattro mesi di viaggio che in quattro anni di università. Ho imparato che ogni arrivo è sempre un nuovo punto di partenza. Chissà, forse per un nuovo viaggio, da qualche altra parte nel mondo, in un’epoca prossimo-futura. Ma la vera risposta, ancora una volta, è arrivata solo verso la fine del viaggio. Sull’aereo di ritorno dalle Galapagos – conclude – scartando il mio pranzo, un foglietto all’interno aveva questo aforisma stampato sopra: Le persone raramente raggiungono il successo a meno che non si divertano nel fare ciò che stanno facendo. Il cerchio si chiude, tutto torna.

– ondanews –

 

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