Nuovo stato di agitazione dei lavoratori addetti alla raccolta e allo smaltimento dei rifiuti solidi urbani di Ergon Spa. Bloccato per alcune ore il conferimento dei rifiuti presso l’impianto di compostaggio di Polla. Da oggi, primo settembre, 24 dipendenti (di azienda e Consorzio) sono in cassa integrazione, per altri 11, invece, disposta la riduzione dell’orario di lavoro a 30 ore settimanali.

Ci siamo visti recapitare questa mattina la lettera di sospensione in cassa integrazione in deroga, motivata dalla necessità di una riorganizzazione aziendale. – spiegano alcuni lavoratori interessati dal provvedimento – La cosa, però, non ci convince affatto. La cassa integrazione è stata indetta senza che vi sia stato un minimo accordo con i sindacati e senza che l’iter burocratico di protocollazione si sia compiuto. La procedura, pertanto, non può considerarsi avviata. Abbiamo, oltre a questo, diverse mensilità arretrate, siamo costretti a lavorare in situazioni igieniche molto precarie e non siamo sottoposti a visite mediche da tempo immemore. Non possiamo continuare ad andare avanti così. Chiediamo risposte certe”.

Intanto, dal canto suo, il liquidatore di Ergon Spa, Pasquale Capozzoli, non usa mezzi termini. “Questa è un’azienda che perde 1,3 milioni di euro all’anno. In qualità di liquidatore dovrei immediatamente attivare le procedure di licenziamento. Nonostante ciò – continua Capozzoli – attraverso gli ammortizzatori sociali stiamo cercando di salvaguardare i livelli occupazionali. Il 18 luglio scorso ho protocollato all’ORMEL la richiesta di cassa integrazione, alla presenza del segretario regionale CGIL e del segretario regionale della FILAS. È, inoltre, prevista per i prossimi giorni una ulteriore riunione in sede regionale. La cosa grave è che se la politica tarda ancora a prendere decisioni importanti, questi lavoratori vanno irrimediabilmente incontro al licenziamento. A giugno sarebbe dovuta partire la riorganizzazione del servizio di gestione dei rifiuti da parte della Regione Campania, con ATO e subambiti. Così, però, non è stato. E a subirne le conseguenze sono azienda e dipendenti. Sono molto pessimista”.

– Annachiara Di Flora –



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