Negli Stati Uniti, la prima telefonata di auguri che il Presidente eletto riceve, è quella dell’avversario sconfitto. Succede, in verità, anche in molte parti d’Italia ed anche nel Vallo è stato davvero bello, agli occhi di tutti, il comportamento dei candidati della lista “Positivo si cambia” che, al termine dello spoglio, si sono recati presso la sede elettorale dell’appena eletto sindaco di Sala Consilina, Francesco Cavallone, per fargli gli auguri. Un gesto bellissimo, che non è passato inosservato. Come non passò inosservato, cinque anni, il gesto del candidato sindaco a Teggiano, Corrado Matera (uno dei maggiori artefici della vittoria di Rocco Cimino) che, nel corso della sfilata di autovetture per la vittoria del sindaco Michele Di Candia, fermò il corteo e, dirigendosi verso Di Candia, gli strinse la mano, riconoscendogli il merito della vittoria.

Altri gesti analoghi, in verità, non ne sono stati registrati, a meno di prove contrarie. D’altra parte lo stile, l’eleganza, nonché la buona educazione (politicamente parlando), non sono valori che si comprano al supermercato, a dimostrazione che, anche da queste parti, tanta strada ancora deve essere fatta per comprendere il senso vero delle elezioni, dando ragione a Robert Louis Stevenson che diceva che “la politica è l’unica professione per la quale non si ritiene necessaria nessuna preparazione”. Certo, è forse comprensibile la rabbia degli sconfitti e le telefonate effettuate in queste ultime ore da persone che, ovviamente, danno la colpa agli altri per non avere saputo entusiasmare i propri elettori, testimoniano questa amarezza. C’è chi si sente tradito “perché è il voto che testimonia rispetto e stima”, perché non è evidentemente concepibile che si possa stimare o volere addirittura bene ad una persona, ma preferirgli un altro, al posto suo, magari come sindaco. No. Dalle nostre parti funziona così: “io ti ho rispettato e tu avevi il dovere di darmi il voto. Io ti ho fatto quel piacere e tu dovevi votarmi, io mi sono fatto dei nemici per te e tu dovevi votarmi.”

E fino a quando non ci sarà davvero la libertà di voto, che è altro rispetto all’amicizia, alla stima, al sentimento, ci saranno sempre ferite che lasceranno, forse addirittura per sempre, cicatrici evidenti. Ma non può continuare a funzionare per sempre così. L’America anche in questo campo ci impartisce lezioni di stile e di vita e, probabilmente, anche i piccoli grandi gesti come quelli di “Positivo si cambia” di Sala Consilina potranno, nel futuro, contribuire a rendere meno “nervoso” il voto anche dalle nostre parti.

– Rocco Colombo –


 

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