La chiusura del Cova Eni da parte del governatore Pittella, dopo che per venti anni la Val d’Agri è stata abbandonata e devastata con i silenzi e le complicità della politica, degli affaristi e di gran parte delle istituzioni lucane, ci deve spingere a chiedere conto a chi ha avuto la responsabilità di quanto è avvenuto e a fare tutto quello che è possibile per salvare una delle aree più belle della Basilicata“. Questo quanto dichiara Piernicola Pedicini, eurodeputato del Movimento 5 Stelle, che definisce quello in corso nella Val d’Agri “un disastro senza precedenti“.

L’europarlamentare del M5S sfida così il governatore lucano a rispondere a 15 domande relative al Centro Oli gestito da Eni.

Pedicini chiede di sapere “quanto petrolio è fuoriuscito finora dal Cova e quante persone stanno operando per evitare che il petrolio raggiunga il fiume Agri e la diga del Pertusillo“. Tra gli interrogativi posti a Pittella anche il numero di danni che ha già prodotto la fuoriuscita di petrolio e cosa si sta facendo per attenuarli e, ancora, “perché il blocco del Centro Oli è stato chiesto il 18 aprile scorso, nonostante si sapesse della fuoriuscita di petrolio dal 3 febbraio” .








Perché la Regione non ha fatto niente dal 2008, – continua Pedicini – pur sapendo che i serbatoi del Cova erano già danneggiati e privi del doppio fondo di sicurezza? Perché i serbatoi sono stati costruiti senza doppio fondo, chi doveva controllare perché non lo ha fatto? Oltre al problema dei serbatoi, quali altri problemi di sicurezza potrebbe avere il Cova, la Regione sta facendo ulteriori verifiche?“.

L’eurodeputato chiede a Marcello Pittella l’eventuale numero di malattie e di morti causati dall’inquinamento provocato dalle estrazioni petrolifere e perché queste ultime sono state autorizzate “considerato che i posti di lavoro per i lucani generati dal petrolio sono circa 3mila (compreso l’indotto) e i posti di lavoro che si sono persi in agricoltura e in attività turistiche a causa delle estrazioni petrolifere sarebbero, secondo alcune stime, circa 10mila” e “nonostante il totale delle royalties del petrolio per la Basilicata sono ammontate in circa 20 anni a soli un miliardo e 800 milioni di euro, e i danni economici all’agricoltura (chiuse 7mila attività), al turismo e al crollo dei prezzi delle case e dei terreni della Val d’Agri, ammonterebbero, secondo alcune stime, ad una ventina di miliardi“.

Pedicini chiede poi a chi toccherà bonificare la Val d’Agri una volta che il petrolio estratto sarà terminato, chi risarcirà “i danni secolari prodotti dal petrolio” e se la Regione Basilicata è consapevole che “gli stessi danni e devastazioni verificatisi in Val d’Agri colpiranno anche le aree del Camastra-Alto Sauro quando entreranno in funzione il centro oli Tempa rossa e i pozzi petroliferi della Total“.

Se Pittella risponderà a queste domande, – afferma l’eurodeputato pentastellato – i cittadini lo potranno giudicare e saranno anche chiariti molti punti oscuri. Se le risposte non arriveranno è bene che Pittella si dimetta subito e ci auguriamo che almeno una parte delle risposte arrivino dall’Eni e, nei termini e nei modi che le competono, dalla magistratura di Potenza“.

– Chiara Di Miele –


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