Sabato pomeriggio, a Pertosa, la presentazione della docu-serie “La vita è un treno” del giornalista Antonello Caporale è stata l’occasione per aprire un dibattito a viso aperto sulle condizioni e le sorti della tratta ferroviaria “Sicignano-Lagonegro”. Infatti, dopo l’introduzione del prodotto editoriale de Il Fatto Quotidiano attraverso le parole dell’amministratrice delegata del famoso quotidiano Cinzia Monteverdi (attualmente ad anche di Servizio Pubblico), l’attenzione si è concentrata sul futuro delle ferrovie abbandonate ed, in particolare, di quella valdianese.

Il reportage di Antonello Caporale è stato, quindi, un ottimo punto di partenza per inaugurare un confronto. La “docu-serie”, il nuovo racconto giornalistico sperimentato da Caporale, ha accompagnato con immagini, interviste e spunti di riflessione la scoperta delle cause che hanno determinato i tagli delle reti ferroviarie italiane. Un viaggio – che come spiega l’autore – è un atto di denuncia civile ma soprattutto un viaggio sentimentale in luoghi che raccontano una vita che fu. Perché il treno ha rappresentato in Italia, per i piccoli paesi, non semplicemente un mezzo di trasporto ma un’apertura verso realtà più grandi (le città), un’opportunità di crescita sociale ed economica. Ad oggi, dunque, è importante difendere i propri territori dai continui tagli che possono determinarne la morte, lottando perché i piccoli borghi possano essere vivibili per i giovani con idee di sviluppo sostenibile.

Da qui, un ampio e lungo dibattito, in cui si sono succedute diverse posizioni, che hanno suscitato un’animata discussione: da una parte, i sostenitori accaniti della riapertura della Sicignano-Lagonegro; da un’altra, proposte ed iniziative su come ridare vita alla ferrovia anche con un utilizzo turistico, come il trekking ferroviario e non solo, diverso da quello originario ma pure competitivo. Su questa premessa si basa il progetto della Fondazione MIdA, che come evidenzia il presidente Francescantonio D’Orilia, si propone “di adottare la ferrovia in attesa della sua riapertura”, rendendone possibile la manutenzione e non lasciandola all’incuria attraverso il modello francese del valorail, che con speciali biciclette a sei ruote offre a turisti l’opportunità di un viaggio in paesaggi straordinari, come quelli presenti tra le stazioni di Pertosa-Auletta, dove è prevista la realizzazione del progetto con Rete Ferroviaria Italiana.

In medio stat virtus. La platea è sembrata convenire su un punto: è vero che nulla può sostituire il treno ma è pur vero che – a quasi trent’anni dalla chiusura – ridare vita alla ferrovia, seppure in attesa di cose più grandi, è una soluzione meritevole di attenzione.

– Francesca Caggiano –


 

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