Chi era Giancarlo? Un ragazzo che voleva solo fare il giornalista. Tutto qui. Non era un eroe, nè aveva la vocazione al martirio. Non voleva sconfiggere la camorra, voleva solo raccontarla documentando gli affari sporchi dei boss e la loro rete di protezione fatta di politici collusi e imprenditori disonesti”.

Queste parole, tratte dal libro “Giancarlo Siani – Passione e morte di un giornalista scomodo” di Bruno De Stefano, inducono ad una riflessione forte e ci riportano ad una data che non può lasciarci indifferenti: 23 settembre 1985, quando il giovane cronista de “Il Mattino” venne assassinato dalla camorra sotto casa, nella sua Mehari, nel quartiere residenziale del Vomero. Il ricordo è un dovere che richiama direttamente la nostra responsabilità. Giancarlo Siani non è un “santino”, è un esempio vivo, che ci parla di un impegno, che trasmette ancora oggi un messaggio a chi crede fino in fondo a ciò che fa. Giancarlo sembra lontano nel suo rigore, nella sua meticolosa ricerca della verità, eppure è vicino: ogni volta che ci interroghiamo su ciò che ci circonda, ogni volta che un dubbio ci assale, sappiamo di avere un esempio e sappiamo che c’è chi, per la verità, ha dato tutto se stesso.

“Se Giancarlo continua a profumare di vita lo dobbiamo anche a voi e a tutti quei giovani che hanno scelto di stare dalla parte della legalità e della giustizia”: queste le parole che Paolo Siani, fratello del giornalista, ha rivolto all’Associazione napoletana “Studenti contro la camorra”  la quale, come di consueto, lo scorso 19 settembre ha festeggiato il compleanno di Giancarlo. Ed è proprio il “profumo di vita” del giornalista che oggi accompagna il suo ricordo, più di ogni altra parola.

– Filomena Chiappardo –


 

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