Il mondo dell’editoria, gli operatori culturali e la società civile dovranno aprire una finestra speciale sul tema della tutela dell’ambiente: bisognerà presto (si spera) intavolare un dibattito serrato su quelle che sono le potenzialità del nostro territorio in ambito naturalistico e paesaggistico, perché, invece di preservare e valorizzare le nostre caratteristiche locali, abbiamo ignorato (nel migliore dei casi) oppure deturpato quanto la natura ci offriva“. Così Roberto De Luca, Presidente onorario della sede Codacons del Vallo di Diano, interviene dopo l’operazione “Shamar” che ha sgominato un traffico di rifiuti nel comprensorio e fa un elenco di episodi più volti denunciati dall’associazione a tutela dei consumatori e dei cittadini.

A Silla di Sassano avevamo un’oasi naturale, che ospitava specie avicole di vario tipo (taccole, beccaccini, anatre, etc.), riconosciuta di pregio ambientale da uno studio della Comunità Montana del lontano 2003: il boschetto paleo-palustre – spiega -. Questo sito adesso è diventato una zona industriale, dove le opere di prima urbanizzazione sono state effettuate da una ditta di Casal di Principe (CE). È possibile reperire su rete questa tristissima storia, condita dalla più crassa ignoranza e tracotanza. A Teggiano, un altro sito di pregio ambientale: l’areale della cicogna. E là, proprio là, nella località denominata Pantano, un’altra zona industriale. La nostra associazione stilò e fece recapitare un’interrogazione parlamentare al gruppo dei Verdi su queste due zone industriali create a distanza di pochi chilometri l’una dall’altra. Tale interrogazione fu prima presentata al Ministro dell’Ambiente dell’epoca e poi ritirata, essendo prontamente intervenuto allo scopo un parlamentare successivamente chiamato a ricoprire il ruolo di Presidente dell’Ente Parco. Può sembrare un episodio poco significativo, inoltre, il ritrovamento e la segnalazione di una vena di acqua sulfurea nella zona pedemontana che va da Silla a Teggiano, ignorata da tutti, soprattutto da chi avrebbe potuto e dovuto indagare sulle caratteristiche del fluido che spontaneamente sgorga, primavera dopo primavera, nei pressi di un ex macello adesso isola ecologica a Silla di Sassano: un esempio plastico di eterogenesi dei fini, da far studiare a scuola”.

In questo scenario culturale e politico-amministrativo fioriscono competenze e abilità, quali quelle scoperte dagli investigatori a più riprese – prosegue -. Quale destino ebbe il grido d’allarme che lanciammo nel 2007, in seguito alla chiusura delle indagini che diedero vita al cosiddetto processo Chernobyl? Eravamo inizialmente in tanti a voler comprendere a fondo cosa fosse realmente successo al nostro territorio. Col tempo, dopo undici lunghi anni, non è stata solo la prescrizione di alcuni reati a minare la fiducia dei cittadini nell’efficacia delle misure che uno Stato giusto può adottare per scongiurare un irreversibile degrado del nostro Pianeta, ma anche l’indifferenza di molti e la tracotante supponenza di pochi. Salvo poi scoprire che, primavera dopo primavera, non è il verso di una taccola, che sfiora le cime del boschetto paleo-palustre, ormai quasi inesistente, o il gorgoglio di calde sorgenti sulfuree, ma il rombare delle eliche degli elicotteri o il suono di una sirena a ricordarci lo stato dei nostri luoghi“.

– Chiara Di Miele –

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