Lettera aperta del professore Rocco Cimino

Cari Amministratori e cittadini… non lasciamo morire i nostri paesi.

Lo scrittore Cesare Pavese affermava che: “Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo che anche quando non ci sei resta ad aspettarti“.

Io del mio paese amo tutto, il dialetto, la gente, l’aria, la campagna, i suoi profumi, la pioggia, il vento, il silenzio surreale che avvolge ogni cosa, la nebbia che rende tutto evanescente e nello stesso tempo misterioso e poetico, il canto delle cicale e delle rane durante le afose sere d’estate, i rumori, i vicoli stretti, le sue piazze e quel nome del nostro Santo patrono che ti rincorre tra una carrara e altra: Cunù, Conu, Cunuccì, che sa di santità, di appartenenza, perché San Cono è il nostro vanto, il nostro orgoglio e la nostra bandiera.

Il mio amato paese purtroppo vive lo stesso triste destino di molti altri borghi italiani: lo spopolamento. Noto con sommo rammarico che sono i giovani a lasciare il loro paese natio e soprattutto a causa del lavoro. E se questo doloroso fenomeno continuerà i paesi si svuoteranno e verrà meno una peculiarità molto importante della nostra cara Italia, il paese appunto.

Agli amministratori, ai sindaci e ai cittadini che hanno la fortuna di vivere in queste realtà rivolgo un invito accorato di trovare delle idee per evitare lo spopolamento, sfruttando le potenzialità che ogni borgo ha come il paesaggio, l’agricoltura, l’arte, la storia e le risorse umane presenti in ogni contesto territoriale. Si potrebbero organizzare in tutti i mesi dell’anno e non solamente in estate concerti da tenersi in chiesa valorizzando i ragazzi del luogo, serate dedicate alla poesia, al canto, organizzare concorsi di poesia a livello nazionale, serate dedicate alla musica popolare. Soprattutto a Teggiano si potrebbe dar vita a un turismo religioso, diffondendo maggiormente la vita del nostro protettore che è una storia che affascina, che conquista, che incanta, che emoziona gli ascoltatori come ho potuto constatare in più di un’occasione quando ho parlato di san Cono ai miei alunni o agli amici di altri paesi e di altre città.

Inoltre, ogni paese potrebbe promuovere i propri prodotti tipici, le loro tradizioni, la loro cucina, il loro artigianato non solamente durante le sagre ma in ogni mese dell’anno. A Teggiano, per esempio, il visitatore dovrebbe poter gustare sempre lu pizzu chijnu, lu cascavaddu, lu bicchinottu, li stufati.

I fautori della rinascita dei nostri borghi dovrebbero essere soprattutto gli amministratori ma anche noi cittadini, amando il nostro paese, curando e abbellendo il territorio, partecipando alle manifestazioni, non chiedendo fitti esosi in modo da non scoraggiare i giovani che intendono aprire un’attività, comprando i prodotti locali e gli amministratori di supportare con dei contributi o agevolazioni le varie iniziative.

Non facciamo morire i nostri paesi, perché essi sono non solamente casa, radici, affetti, orizzonti, sogni, amici, il paese è la nostra vita, la nostra storia, il nostro respiro di cui assolutamente non possiamo fare a meno, esso è l’essenza stessa della nostra esistenza.

Se muoiono i paesi anche l’Italia perderà un pezzo glorioso della sua storia e non sarà più la stessa.

– Rocco Cimino –

14 Commenti

  1. Marcelo R. Cimino says:

    Estimado Profesor Rocco; comprendo su mensaje, sin embargo el simiente de Teggiano se encuentra también en mi querida Republica Argentina, lugar donde mis abuelos y mis padres tallaron en nuestro corazón, el amor a vuestro pueblo. Sepa entonces que no fue en vano partir amargamente del hogar. Ojalá algún día pueda ir a conocer la tierra de mi padre y dejar unas lagrimas de emoción por mis raíces.

    Un cordial Saludo
    Marcelo Rafael Cimino

  2. Teggianese says:

    Salve, il modo di risanare il ns paese dalla perdita di giovani eccellenze è creare sinergia tra enti comunali e giovani. Un esempio banale che lascia molte interpretazioni l acquisto di prodotti il 90% dei cittadini lo fa su internet fuori zona, creando benessere ai colossi e aziende fuori dal ns paese, anche questo incide sullo spopolamento. Oggi il buona parte dei giovani non considerano i vecchi mestieri tramandati da padre in figlio ( si potrebbe creare una scuola anche privata dove apprendere i vecchi mestieri e riportarli in vita) anche questo fa parte della ns cultura.. In fine la pubblica amministrazione che tiene alla sua gente crea occupazione facendo lavorare le imprese del posto nei lavori pubblici del ns territorio ecc. Se

  3. Gentile prof.Cimino,da qualche decennio ormai,i nostri giovani migliori ,che dopo il liceo,vanno fuori a studiare,non tornano indietro,con conseguente impoverimento culturale ed economico.Se si esclude la rievocazione storica estiva “Alla tavola della Principessa Costanza”,immutata nel fascino e nel valore storico -culturale,lei ricorda negli ultimi 10/15 anni qualche altro evento culturale,benchè minimo o qualche tentativo di dibattito pubblico sui problemi della collettività?Le faccio un esempio:l’edificio che ospita la scuola media sarà ricostruito in situ ,con un notevole impegno economico;io mi chiedo,considerando la sismicità della nostra area e la necessità di ampi spazi emersa con la sopravvenuta pandemia in corso,era la scelta migliore?Ha un senso avere quattro strutture per le elementari e due/tre per le materne ,tutte con evidenti carenze di spazi ,infrastrutture e servizi?Mancavano forse gli spazi a Teggiano per costruire un unico istituto che potesse accogliere materne,elementari e medie che possedesse tutti i requisiti di una scuola al passo con i tempi per i nostri figli e nipoti?Si è aperta una discussione pubblica in merito a questa scelta come era doveroso?
    Anche per questo si stenta a vedere un futuro!

    • Io riferivo egregio signor Cono ai posti di lavoro che mancano e non credo che un unico complesso scolastico possa essere motivo di crescita per il nostro paese.

      • Gentile prof.,il lavoro non ce lo regalerà nessuno;dovremo contare sulle nostre idee e sulle nostre iniziative,che possono arrivare solo dai giovani che meglio leggono i tempi ed i cambiamenti insiti in essi:la continua emorragia di giovani validi non gioca a nostro favore.Il mio era solo un esempio per chiarire quanta importanza venga data dalle persone adulte ai ragazzi ,nostro futuro.Infine,mi permetta,una buona scuola è anche una bella scuola,esteticamente ,oltre che funzionale e sicura:vivere metà della propria giornata in spazi angusti e brutti non porta beneficio alcuno.Grazie.

      • Caro prof.,mi può dire ,per favore,che lavoro fanno e dove risiedono i suoi figli?Temo,purtroppo,che certi pensieri siano dettati solamente dal rimpianto per la giovinezza ormai fuggita.I giovani vanno via,e con loro,il nostro futuro,e di questo anche noi “maturi”siamo in parte responsabili,avendo troppo spesso accettato ,con la politica,i compromessi imposti dal “do ut des”,sempre di moda nelle nostre realtà.

      • Gentilissimo professore,penso che il signor Cono intendesse dire:dobbiamo spendere questi soldi,e allora facciamo un bell’istituto,nel verde,energeticamente autonomo,con soluzioni innovative,ampi spazi interni ed esterni,ampie aule multimediali,sala mensa, palestre attrezzate.insomma dare un pò di qualità,non crea posti di lavoro,ma sicuramente benessere per chi vi passa tanto tempo.Sarebbe stato un bel segnale per quei giovani di cui tanto si dice.Ma tant’è.

  4. Troppo poco ,caro prof.,per trattenere bravi giovani ingegneri, chimici, fisici, medici ,matematici.Il destino è scritto:se va bene ,potrà essere un buon ritiro per gli anni della pensione e per i 15 giorni agostani. Forse neanche quello,purtroppo.

  5. Un idea bellissima no allo spopolando se c’è da darvi una mano mi associo anche io a questo gruppo

  6. Caro professore Rocco, magari non ci siamo mai conosciuti. Sono Morello Lorenzo DOC teggianese.
    Da oltre 60 anni vivo in Venezuela. Mai ho dimenticato il mio paese, tanto che ogni anno rinnovo in situ i suoi odori,sapori, la campagna i suoi profumi e le sedute al bar in piazza. Da oltre 20 anni sono Console d’Italia a Merida città nelle Ande venezuelane. Il prossimo anno se San Cono mi apre le braccia rientrerò a godermi tutto ciò che Lei ha sottolineato. Propongo e sarò ad intera disposizione a creare una associazione “NO ALLO SPOPOLAMENTO DEL NOSTRO BORGO” Aprofittando la mia esperienza in Urbanistica come pure come avvocato e diplomatico. Le posso assicurare che faremo del Vallo e del nostro paese una seconda luna di miele. lorenzmorell@Gmail. com

  7. Concordo. Tuttavia il male è incurabile. Non si può fare niente per evitare questo inesorabile decadimento. Esso è il frutto dei decenni trascorsi, dell’esasperazione consumistica, dell’avidità, del pensiero corto. In più è generale.
    Anche la nostra meravigliosa lingua sta morendo, inquinata dall’inglese modaiolo e della tecnica.
    Per entrambe le cose non ci sono rimedi. Occorre solo accettarlo.

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