Evidenziare le proprie origini ricordando, in una frase, esperienze di vita e vecchie usanze, rievocando miti e passioni di anni che furono, che hanno riguardato – in qualche modo – un po’ tutti. È diventata virale la voglia di riproporre, in chiave amarcord, vecchie realtà e personaggi, canoni e mode passate, così come abitudini, modi di dire, ma anche eventi di altre epoche che hanno reso celebre il Vallo di Diano. Le chiacchiere che un tempo riempivano le piazze, le sale d’attesa di barbieri, parrucchieri, dei medici del paese, ora, infatti, trovano terreno più che fertile sul web. Piazze virtuali, con chiacchiere vere. A volte con derive becere, ma neppure nei saloni dei coiffeur il livello delle discussioni era sempre all’altezza dei salotti nobili dello Yorkshire. Da qualche giorno, a dilagare nel virtuale sono i profili Facebook dedicati ai tempi andati del proprio paese: l’Italia ne è stata travolta ed il territorio valdianese non poteva certo essere una pecora nera. “Sei del tuo paese se ti ricordi che…”. E’ questa l’ultima trovata del social network più conosciuto e più famoso nel mondo.

A Sala Consilina, ad esempio, c’è chi ricorda modi di dire e piatti tipici di un tempo e che a San Michele si mangia il pollo imbottito: “Quando ero piccola… un po’ di anni fa… mia nonna mi cantava una canzone che faceva cosi : Nola Nola Nola e’ di pettina e cannola e mi tornu a petinari cosi belli vurria fari” scrive una ragazza, come c’è pure chi menziona i luoghi da camporella come “lu pantanu” o ancora, c’è chi ricorda qualche bravata: “Sei di sala se ….almeno na vota li vigili tannu fattu la multa cu lu califfone quannu ti pizzicavano a fa la curva ri ciampa ri cavallo contromano”.  Nostalgia a Polla, invece, per chi ricorda “il passaggio a livello abbassato, all’arrivo della littorina” o chi menziona, come Sabrina e Carlo, il gioco della strega di mezzanotte e del nascondino “ngoppa a chiazza”.

A Sant’Arsenio, c’è chi, come Domenico “almeno una volta, ha esplorato ‘a grotta r’u Sicchio” o chi come Arsenio non fa confusione fra ‘na ruvinnùla e ‘nu ruàgno e se, almeno una volta, ha carpiàto ‘na valéna, cacàto sott’à ‘na nacarèdda e si è sciacquáto ‘u culo ‘nda ‘u lagno”. In tutti i “gruppi di paese”, è questa la formula standard che scoperchia il vaso di Pandora dei ricordi, le foto in bianco e nero, le vecchie cascine, le 500, le Vespe, sbiadite immagini di bambini all’asilo sotto lo sguardo severo, ma allo stesso tempo tenero della suora/maestra, feste di paese, lavori di un tempo e chi più ne ha più ne metta. Il gioco, che per certi versi ricorda il “Noi che…” lanciato da Carlo Conti nel suo programma “I migliori anni” su Rai Uno, sta avendo una tale diffusione che ci sono molte pagine con migliaia di iscritti desiderosi di testimoniare cosa ha significato e cosa  significhi per loro la città in cui vivono. La bacheca di Facebook diventa così un serbatoio di ricordi, suggestioni e foto vintage. Una condivisione della memoria che coinvolge tutti, non facendo distinzioni di età, che attraversa ogni generazione.

– Giovanna Quagliano –


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