Lo scorso giugno avevano scritto al Presidente della Repubblica Mattarella affinché quest’ultimo intervenisse per sollecitare la fissazione dell’udienza di appello nella vicenda giudiziaria che riguarda la morte della loro figlia: ma dalla risposta della segreteria dell’Ufficio per gli Affari dell’Amministrazione della Giustizia del Quirinale ecco l’amara sorpresa per Donato Di Sia e Pietrina Paladino.

I genitori di Maria Dorotea, deceduta sette anni e mezzo fa in seguito ad un tremendo incidente stradale a Bisceglie, hanno scoperto, infatti, che Pantaleo D’Addato, alla guida dell’’auto in cui trovò la morte la 25enne di Santa Marina e condannato il 24 novembre del 2015 in primo grado a 4 anni e mezzo con pena ridotta a 3 anni visto il rito abbreviato, aveva ottenuto un ulteriore sconto di pena da parte della Corte di Appello di Bari: da tre a due anni di reclusione con il pronunciamento che risale addirittura al 9 luglio del 2018.  Dopo il rito abbreviato del 2015 il Pubblico Ministero, ritenendo troppo lieve la condanna, impugnò la sentenza.

Per quasi 6 anni Donato e Pietrina hanno atteso invano che venisse fissato l’appello. Nonostante la rabbia ed il dolore per questa beffa, Donato e Pietrina non s’arrendono ed hanno deciso di interessare del caso i media nazionali e di giungere fino a Strasburgo.

“Vogliamo rivolgerci – si legge in una missiva – ad uno studio legale o ad un pool di avvocati importanti o arrivare, se necessario, alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo per ottenere una revisione del processo e dare finalmente giustizia a nostra figlia. Lanciamo questo appello affinché questa nostra richiesta di giustizia venga accolta e che situazioni del genere abbiano, oltre al giusto risalto, delle giuste condanne. Nessuno ha comunicato a noi, parte offesa, né la fissazione dell’udienza di appello né tantomeno la sentenza. Oltre al danno la beffa poiché la sentenza, non essendo stata impugnata, è divenuta irrevocabile già due anni fa”.

Il 13 maggio 2014, a Bisceglie, l’Audi condotta da D’Addato ad oltre 140 chilometri orari, dopo aver danneggiato un’altra vettura in sosta, andò a schiantarsi contro un pilone in pietra e cemento di una villa in costruzione. Dorotea, che si trovava sul sedile posteriore dell’auto, morì all’istante mentre il fidanzato ed il fratello di quest’ultimo rimasero gravemente feriti.


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