
Si conclude dopo due anni al Tribunale di Lagonegro il processo di primo grado per la tragica morte di Giovanna Pastoressa, avvenuta il 13 dicembre 2019 a Lauria in seguito al crollo del tetto del Palazzetto dello Sport.
Il giudice Giusy Viterale ha emesso oggi pomeriggio la sentenza di condanna: tre anni di reclusione al direttore dei lavori e progettista, al collaudatore dell’opera (assolto dall’accusa di falso ideologico commesso da pubblico ufficiale perché il fatto non costitusce reato) e al titolare dell’impresa appaltatrice e due anni e sette mesi di reclusione all’ex amministratore dell’impresa sub appaltatrice. Gli stessi sono stati anche condannati al risarcimento in solido delle parti civili, tra cui i familiari della giovane e il Comune di Lauria, per una cifra che ammonta a oltre 1 milione di euro.
Sono invece stati assolti per non aver commesso il fatto i due responsabili del procedimento, il progettista della copertura, il legale della società che ha realizzato la messa in opera e il progettista di fatto dell’opera.
Una sentenza che soddisfa e va anche oltre la richiesta fatta a maggio dal pubblico ministero Dario Mogavero che, nella sua requisitoria, aveva chiesto le condanne per gli imputati ai quali sono contestati, a vario titolo, i reati di disastro colposo in concorso, omicidio colposo e lesioni personali colpose: 2 anni e 2 mesi di reclusione per il progettista della struttura e direttore dei lavori, per il titolare dell’impresa esecutrice delle opere in cemento armato e per il collaudatore, 1 anno e 8 mesi per l’amministratore unico dell’impresa sub appaltatrice, con il riconoscimento delle attenuanti generiche.
Giovanna Pastoressa perse la vita dopo giorni di agonia al “San Carlo” di Potenza. La famiglia, dopo il tremendo accaduto del “PalAlberti”, decise di donare gli organi della giovane professionista strappata così tragicamente alla vita.
Gli avvocati Raffaele Melfi e Antonio Donadio hanno assistito i familiari della giovane psicologa, che si sono costituiti parte civile.

