Ha preso il via a Montesano sulla Marcellana, il progetto triennale “Yamaha orchestranDo”, una  giovanissima orchestra  di fiati. Il progetto nasce da una necessità e da un’intuizione: la necessità è stata quella di trovare una strada che permettesse ai bambini di avvicinarsi alla musica d’insieme senza caricarsi delle sostanziali spese iniziali di avvio allo studio; l’intuizione è stata quella dei fondatori della Scuola di Musica Musifocus, Alessandra Totoli e Romeo Mario Pepe che, attraverso questa iniziativa della Yamaha, sono riusciti a trovare una fattiva sinergia con l’amministrazione comunale di Montesano nella persona del Sindaco Dino Fiore Volentini e la determinata dirigente scolastica dell’Istituto omnicomprensivo di Montesano, preside Antonietta Cantillo. Ne abbiamo parlato con il Maestro Romeo Mario Pepe.

D. – Cosa significa questo progetto, in concreto?

R. – “I bambini selezionati fra gli alunni dalla seconda elementare alla seconda media di tutto il territorio di Montesano utilizzano gli strumenti musicali acquistati dalla Scuola di Musica Musifocus e settimanalmente si incontrano per circa due ore con i tre maestri, Donino Gaudieri, Silvia Caputo e Romeo Mario Pepe e studiano il repertorio di musica d’insieme. Contemporaneamente è nato nel plesso di Casalbuono anche un progetto corale per bambini, guidato dal M° Teresa Buonora  che, al termine di un periodo di formazione, si unirà alle iniziative dell’Orchestra giovanile di fiati. “La musica che unisce” è lo slogan che stiamo utilizzando per questo progetto e così partendo dall’avvicinamento delle varie frazioni del comprensorio di Montesano (gli alunni partecipanti provengono dalle diverse zone del territorio) vogliamo ampliare questo concetto a tutto il territorio del Vallo. L’idea è quella di avviare altri progetti nei comuni limitrofi e formare col tempo un’Orchestra del Vallo di Diano e fornire ai ragazzi una preparazione che potrà avviarli alla musica anche professionalmente. Progetti simili sono nati in altre parti del mondo e i risultati incoraggiano a percorrere questa strada”

D. – Come è stato accolto dai giovanissimi?

R. – “Basta osservare la mancanza di assenze nei primi tre mesi e si intuisce l’euforia e la gioia con cui questi bambini si sono predisposti allo studio di strumenti musicali che presentano, in realtà, diverse difficoltà nell’approccio; la loro determinazione è entusiasmante anche per i maestri.Giovani e musica classica possono sembrare due mondi opposti”

D. – Con quali metodi possono avvicinarsi?

R. – “Questa è sicuramente una strada! Oggi il mondo che circonda i ragazzi ha completamente stordito la loro comprensione musicale fornendo sempre gli stessi stereotipi musicali, fatti di frammenti pubblicitari, canzoni leggere e generi musicali di massa che permettono un riconoscimento di se stessi nell’ambito di un’appartenenza sociale. La musica classica è chiusa nei suoi templi con costi spesso inaccessibili e sarà destinata a scomparire se non nascono iniziative come questa che permettano ai bambini di scoprirne le meraviglie uditive e l’insita complessità architettonica”

 D. – Quali crede che siano le maggiori difficoltà che si presentano nel conciliare questi due mondi?

R. – “La difficoltà maggiore è proprio l’assenza della musica classica nella vita quotidiana per cui i bambini crescono con un’idea della “Musica” distorta, fatta solo di altri generi musicali dimenticando i benefici e l’armonia di cui è composta la musica classica. Basti solo pensare che molta musica “moderna” si basa su sequenze melodiche nate nell’armonia classica già dal seicento e che si sono evolute, per la musica classica, nel corso dei secoli, mentre la musica leggera utilizza ancora questi schemi perché facilmente comprensibili e strutturalmente elementari”

D. – Lezioni in musica: a suo parere la musica classica (e non) può diventare uno strumento didattico per l’apprendimento di altre ‘discipline’ e ‘materie’?

R. – “La interdisciplinarietà è punto di forza nelle scuole ad indirizzo musicale, scuole elementari, medie e licei; la capacità di apprendere, di porsi in relazione, di confrontarsi, di collaborare, che si sviluppa nei diversi ambiti dello studio della musica, comporta, comprovata da innumerevoli studi scientifici, una crescita esponenziale nello sviluppo dei discenti fornendo loro attrezzi specifici per migliorare tutte le loro capacità e abilità”.

– Claudia Monaco –


 

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