Lo sbarco di migranti in Italia, l’accoglienza, l’integrazione ed il terrorismo di matrice religiosa. Fenomeni, seppur non strettamente collegati fra loro, di stretta attualità. Sono questi i temi che caratterizzano l’intervista a Mons. Antonio De Luca, Vescovo della Diocesi di Teggiano-Policastro.

D. – Come rapportarsi al meglio con il crescente fenomeno dell’immigrazione?

R. – Bisogna imparare a codificare il fenomeno e partire dal presupposto che si tratta di persone che fuggono dalla propria realtà, alla ricerca di una vita dignitosa. E’ un fenomeno di natura mondiale e l’Europa non può assolutamente pensare di chiudere le porte, perché la stessa Europa non si è fatta con le “porte chiuse”, né innalzando i confini. La dignità dell’essere umano è la cosa più importante, così  come è fondamentale il principio della solidarietà

D. – Quali le maggiori criticità?

R. – Un aspetto che crea preoccupazione e fa nascere molti interrogativi, è quello legato al mercato delle armi. Chi fornisce armamenti ai terroristi? C’è troppo spazio per il lucro e per il profitto. Vi sono grandi responsabilità e le domande senza risposta sono tante ma deve essere ben chiaro il fatto che non c’è alcun collegamento tra migranti e terrorismo

D. – Al riguardo, gli ultimi arrivi in Italia, dalla Libia, sono dovuti anche alla presenza dell’Isis in terra africana. C’è il rischio, come sostenuto da qualcuno, di una guerra tra religioni?

R. – Dio unisce, le religioni dividono. Esiste un’unica grande verità e guai a lasciarsi strumentalizzare dallo scontro tra le parti. Nessuna religione cerca la guerra ma sono le ingiustizie a determinare gli scontri. L’Islam non è una religione violenta, sono i terroristi ad esserlo. E poi bisogna ricordare che anche il Cristianesimo, attraverso alcuni suoi rappresentati, può generare violenza. Distruggere i valori è sempre un oltraggio alla dignità personale

D. – La Diocesi di Teggiano-Policastro, attraverso i suoi organismi, è in grado di gestire al meglio la sempre più alta presenza di immigrati?

migrantiR. – La Diocesi, da sola, non può affrontare la situazione. Serve la collaborazione ed il supporto di altre realtà educative, in sinergia con le Forze dell’Ordine. I servizi legati all’accoglienza ed all’assistenza sono adeguati. Non ci si limita a fornire cibo e vestiti ma si favorisce il processo d’integrazione, in vista del colloquio con le Commissioni Territoriali per il riconoscimento della protezione internazionale

D. – Una volta ottenuta la documentazione necessaria, la maggior parte dei migranti cosa fa? Si sposta o resta sul territorio?

R. – Nel 2014 sono state circa 150mila i migranti giunti in Italia. Di questi, circa 70mila hanno raggiunto il nord Europa. E’ quella la meta più ambita, anche da coloro che abitano, per un certo periodo, nel Vallo di Diano e nel territorio della Diocesi. Molti, una volta ottenuta la  documentazione necessaria, si  spostano verso i paesi nord europei. Alcuni lo fanno, abbandonando arbitrariamente il centro di accoglienza. Ma non possiamo condannarli per questo

– Cono D’Elia –


Un commento

  1. Certo…complimenti. ..perciò sempre piu Chiese sono vuote…grazie anche a queste prediche in perfetto stile Accogliamo Tutti…a casa vostra pero’ .e con i vostri soldi…certo alla faccia di tutti i disoccupati padri di famiglia..alla faccia di tanti divorziati. ..che non mangiano nemmeno piu’.. alla faccia dei nostri anziani che per pagarsi magari la casa di cura devono vendere quello che hanno costruito in una vita(per chi ha da vendere.. naturalmente)….diamoli loro i 47 euro al giorno e non agli ultimi arrivati….Altrimenti il vescovo li mantenga di tasca sua ..

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