“Siamo legalmente le due madri dei nostri due figli”: Giuseppina e Raphaelle, docenti di lingua francese dell’ateneo salernitano, hanno potuto adottare in Francia l’una il figlio dell’altra, a distanza di 7 mesi dal matrimonio celebrato oltralpe .

“Verranno cambiati i certificati di nascita dei nostri figli. Quando avremo i nuovi documenti, chiederemo allo stato italiano di prenderne atto”. Giuseppina La Delfa è anche la presidente nazionale dell’associazione Famiglie Arcobaleno, che lo scorso 4 maggio si sono date appuntamento a Firenze per scendere in piazza e farsi conoscere: “La gente sorrideva e condivideva la nostra gioia. Non abbiamo avuto nessun tipo di riscontro negativo. Replicheremo per sensibilizzare le persone dei centri medi ad accogliere queste realtà”.

D. – Molti parlano di famiglie arcobaleno in contrapposizione a quelle definite tradizionali…

R. – “Non siamo contro nessuno, perché dovremmo? Io vengo da una famiglia tradizionale, ci sono cresciuta e ci sto benissimo. Ci sono altre famiglie possibili che hanno diritto ad avere la stessa dignità di quelle tradizionali”.

D. – Lei e Raphaelle, due madri single per la legge italiana. Quali le difficoltà che ciò comporta?

R. – “Per fortuna siamo ambientate benissimo nel nostro paese (Santo Stefano del Sole, in provincia di Avellino, ndr) e all’Università di Salerno, dove lavoriamo. Nessuno mette mai in discussione il fatto che siamo una famiglia e abbiamo due figli insieme. Viviamo molto serenamente. Questo finchè non ci saranno crisi nella nostra coppia. Se un domani decidessimo di separarci, tutto quello che abbiamo costruito insieme, che si basa sulla nostra buona volontà, potrebbe scomparire. Io potrei dire a mia moglie che per mia figlia non è nessuno, anche se l’ha cresciuta per 11 anni. Lei potrebbe fare ricorso ad un giudice che spero si esprima a favore del bisogno di continuare la loro relazione affettiva. Magari non riconoscerà il legame di filiazione ma riconoscerà qualche legame ed il buon senso del giudice andrà contro la mia cattiva volontà a beneficio di mia figlia. Se, invece, il giudice fosse omofobo? Vogliamo le leggi per proteggere i nostri figli e i nostri compagni dalla cattiva volontà e dalla cattiva fede dei genitori legali che sono gli unici attualmente ad avere il controllo”.

D. – Di leggi in materia se ne è parlato negli anni più volte: pacs, dico, matrimonio egualitario…

R. –Ci sentiamo molto presi in giro. Da quando Renzi è al potere, per esempio, non è stata spesa una parola su questo argomento, mentre in campagna elettorale tutti e tre i candidati alle primarie del Pd hanno nominato le famiglie arcobaleno, parlando di stepchildren adoption, la possibilità di adottare il figlio del compagno per i genitori non legali delle coppie omosessuali. Renzi, in particolare, ha parlato delle unioni civili alla tedesca, ma anche di questo non si sente più dire nulla”.

D. – Qualcuno è convinto che le coppie omoaffettive vogliano sposarsi in Chiesa…

R. – “Per gli italiani non esiste il matrimonio se non in Chiesa… Non vorremmo sposarci in Chiesa, vorremmo che tutti potessero sposarsi in comune e chi vorrà davanti a Dio”.

D. – Oggigiorno, manca l’informazione o c’è chiusura mentale?arc

R. – “Entrambe. La gente non riesce a capire che vogliamo sposarci per tutelare i nostri compagni e i nostri figli”.

D. – I vostri figli come raccontano l’omogenitorialità? Come affrontano le domande e i pregiudizi degli altri?

R. – “Non ne parlano tutti i giorni, i bambini hanno sempre gli stessi amici: quando gliel’hai detto una, due volte basta! I nostri figli sanno tutto sulla procreazione perché i loro genitori gliel’hanno spiegato, adattando ovviamente il linguaggio alla loro età. Dicono le cose come stanno, nel modo più naturale possibile: ho due mamme che sono andate all’estero ed hanno chiesto un semino ad un clinica in cui si aiutano le coppie ad avere i bambini; sono loro che mi hanno voluto ed hanno fatto di tutto affinché io nascessi”.

– Gianpaolo D’Elia –


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