Dopo il maltempo delle ultime settimane, Roberto De Luca, responsabile della sede Codacons del Vallo di Diano, in una nota parla della cura della natura nel territorio, “tra zone industriali nei siti di pregio ambientale e inondazioni periodiche della vallata“.

“I giovani dovrebbero conoscere questi fatti – afferma De Luca – perché non possiamo renderci complici di una classe dirigente che, negli anni, ha dato via libera alla predazione della vallata, all’arretramento sociale, economico e culturale e che ancora, anche attraverso propri diretti emissari, mantiene salda la barra del comando. Nel novembre del 2010 gli argini del Tanagro, a causa delle piogge incessanti, come quelle dei giorni scorsi, e dell’incuria endemica di questo tratto di fiume, cedevano. A distanza di mesi da quegli eventi, dopo un esposto alla Magistratura, la nostra Sede riusciva a ottenere la riparazione delle sponde.

La situazione era stata anche evidenziata in un’interrogazione parlamentare presentata al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro delle politiche Agricole, Alimentari e Forestali nella quale venivano descritti i danni causati dall’alluvione dei giorni 8, 9 e 10 novembre del 2010, dovuta all’esondazione del fiume Tanagro nel Vallo di Diano e la necessità di riparare gli argini del fiume Tanagro.

Nell’interrogazione si parlava anche di due esempi di zone industriali sorte, a circa cinque chilometri una dall’altra, in “siti di particolare pregio ambientale”, così come definiti dalla “Carta di destinazione d’uso del territorio” adottata nel 2003 dalla Comunità Montana del Vallo di Diano: il “boschetto paleo-palustre” in località Cappuccini in Sassano e “l’areale della cicogna“.

“I nostri giovani devono dare uno sguardo alla vallata così come è oggi – afferma Roberto De Luca -. Si veda quindi lo scempio ambientale del boschetto paleo-palustre di questi giorni e si veda come è ridotto l’areale della cicogna, uno stagno popolato da centinaia di gabbiani che trovano conveniente spiluccare dal sito di trasferenza poco distante. Si veda lo stato attuale e si immagini, con una classe dirigente del tutto diversa da quella attuale e con un assetto socio-economico rispettoso delle prerogative del territorio, quale sarebbe stato il destino della vallata”.

Per il responsabile del Codacons “il fiume Tanagro e tutta la rete di canali paralleli dovranno conoscere una stagione di studi e di opere che possano portare non solo alla valorizzazione ambientale di questo straordinario tratto di fiume, ma anche a un possibile inserimento delle parti ancora integre dello stesso in circuiti turistici di qualità, per una nuova stagione di rilancio economico dell’intero comprensorio. Per realizzare tutto questo, tuttavia, bisogna abbandonare completamente la cultura omertosa, venire allo scoperto con le proprie idee e, finalmente, dare un segnale chiaro di dissenso nei confronti di una classe dirigente che, negli anni, si è dimostrata non solo incapace di reggere l’urto dell’attuale crisi economica, ma anche di preservare importanti presidi di civiltà nel campo della sanità, dei trasporti e della giustizia. E questo segnale di dissenso non può passare attraverso pulsioni antimeridionaliste, ma solo attraverso la paziente e diuturna opera sul territorio. E quest’opera non è quella improvvisata da avventurieri politici senza competenze, che bramano solo di arrivare ai posti di comando per sostituirsi all’attuale classe dirigente, ma è quella portata avanti in anni di costante impegno per un futuro diverso, nonostante l’interessata indifferenza di molti”.    

Antonella D’Alto

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