Qual è la chiave del successo di Lercio? Non inventare nulla, ma esasperare il reale. Lo hanno spiegato 3 dei 30 redattori del famoso e pluripremiato sito di fictional news ieri alla Feltrinelli di Salerno, durante la presentazione del libro omonimo “Lercio. Lo sporco che fa notizia”, edito da Shockdom.

Mattia Pappalardo, Davide Paolino e Patrizio Smiraglia, come i colleghi che dal 2012 scherniscono di quella stampa sensazionalistica votata al clickbaiting (l’uso di titoli “acchiappa click” per generare traffico verso il sito e profitti dalle adv presenti), sono “irrequieti come gladiatori e determinati come pulci” secondo Daniele Luttazzi, che cura la prefazione di questa antologia di articoli. I pezzi satirici di Lercio rileggono il reale attraverso iperboli di grande stile. “Se fai una battuta contro le vittime dell’olocausto non fai satira, ma comicità di bassa lega. Errori da isteria del web. Le battute vanno sempre ragionate, e alcune volte fatte decantare”.










Esilaranti e clamorose, tanto da essere verità per i “meno attenti”, in alcuni casi le fictional news di Lercio sono state rilanciate da testate giornalistiche o generano polemiche social, influendo sull’agenda setting e i Twitter trends. “Come quando abbiamo scritto che il segreto dell’agnello dello chef Cracco era condirlo da vivo. In molti si sono indignati e Cracco è intervenuto con un tweet”. Per la cronaca, il tweet di risposta era: “Mi spiace molto per chi ha creduto che l’articolo sul ‘segreto del mio agnello fosse condirlo da vivo’ fosse vero… Già dal nome del sito mi sarei fatto venire qualche dubbio…”

– Gianpaolo D’Elia –

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