Lettera aperta del professor Rocco Cimino

Lasciamo che i fanciulli vivano serenamente la loro fanciullezza.

Noto con somma tristezza e amarezza che l’ingenuità, la freschezza e il candore dell’età della fanciullezza vengono continuamente minacciati dal mondo degli adulti che tendono ad imporre un modello educativo discutibile e pericoloso, facendolo passare come emancipazione sociale e rispetto dell’altro. Mi domando: è vantaggioso, è pedagogicamente valido un progetto LGBT nelle scuole dell’infanzia e nelle scuole secondarie di primo grado o creerà turbamento, disorientamento, confusione nella psiche dei ragazzi? In un’età che dovrebbe essere vissuta con gioia, spensieratezza, non gravata da problematiche di per sé molto complesse da comprendere.

Io credo che sarebbe più vantaggioso lasciare fuori i ragazzi da questi progetti educativi che sono voluti dall’alto e soprattutto da lobby molto potenti e ritengo profondamente ingiusto che le famiglie debbano accettare senza essere interpellate. E mi chiedo: a chi saranno affidati questi progetti? Saranno persone che tratteranno l’argomento in modo corretto, distaccato, professionale? Non sarebbe più utile investire quei soldi in progetti di recupero, di attività sportiva, di potenziamento didattico? Molti fanno notare come i giovani di oggi siano violenti, arroganti, disorientati, fragili, depressi, ribelli, ma noi adulti ci siamo chiesti onestamente e senza infingimenti il perché del loro malessere? In una realtà quasi priva di valori come l’onestà, il merito, l’amicizia, la famiglia e dove vengono esaltati solo il potere, la forza, il denaro, l’immagine, il corpo palestrato, la macchina potente, è scontato che i giovani siano infelici e frustrati.

In una realtà in cui si vuole giustificare il poliamore, la zoofilia, la necrofilia e ogni sorta di schifezza immaginabile, quale società ne uscirà fuori? Noi adulti siamo incapaci di proporre ai nostri giovani sani modelli di comportamento e non siamo riusciti soprattutto a trasmettere valori. E continuiamo a sbagliare perché caliamo dall’alto comportamenti, idee, pensieri, principi e non li discutiamo con loro e non ascoltiamo con umiltà ed attenzione quali siano le loro reali esigenze, chiusi troppo spesso nella nostra supponente e sciocca superiorità di conoscere il mondo, di saperlo interpretare e di saper dare le giuste risposte.

I giovani non hanno bisogno di prediche ma di modelli di riferimento validi, di figure genitoriali coerenti e affidabili, di docenti seri, preparati e che amano la loro professione, di sacerdoti che mettano in pratica con la loro vita l’insegnamento di Gesù, di leggi giuste ed umane. E chiedo ancora ai sapienti che valenza formativa possono avere lo sdoganamento della pedofilia se il bambino è consenziente, dire che l’amore è bello in tutte le sue forme, che Gesù non è stato tanto morale, che il peccato non è peccato, parlare di famiglie e non di famiglia e chi non si allinea al pensiero imperante viene considerato fomentatore di odio e così non è.

Allora consentitemi di dire con franchezza estrema: facciamo vivere serenamente i nostri fanciulli la loro età senza indottrinamenti di genere perché se la scuola è luogo realmente d’istruzione, se non rinuncia al suo ruolo primario che è quello di trasmettere sapere, avrà eliminato i pregiudizi, gli stereotipi e i luoghi comuni e qualsiasi forma di razzismo perché l’ignoranza è la madre di tutte le intolleranze.

– Rocco Cimino – 

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