LA SVISTA – Intervista a Paolo Goyah





























Davanti ai miei occhi/ scene incredibili/ con corpi nudi / che accarezzano e/ sfiorano(…)

(SPLASHES). ed è così che/da tutto/ i miei sogni siano intasati/ da scene di atrocità triste (A DREAM WITHOUT YOU) E vedo solo ombre/ Nel buio, la musica … /Sono in uno spazio vuoto/ La musica mi tira / Io cado su me stesso (SPLASHES) …vagare liberi/ senza toccare nulla/ Vedere il mondo senza occhi/ Toccando il vento senza mani / Piangere per una canzone senza fine (A DREAM WITHOUT YOU)

Paolo Goyah canta rigorosamente in inglese con una bella voce che riesce a condurci nello spazio aperto del sogno, dove si riconoscono le paure, s’incontrano gli errori e ci si perde, cercando di salvarsi. Leggendo i versi dei suoi testi, emerge un tema ricorrente: la paura di perdersi in un mondo di atrocità e il timore di non sapersi ritrovare. Una sua consapevolezza: quella di trovarsi in uno “spazio vuoto”. Una nostra certezza: le sue parole e la sua musica riempiono quel vuoto con una grande voglia di vivere e con la fiducia in un mondo migliore..






  • Cos’è per te un “sogno”?

La percezione estrema del reale commisto all’esaltazione del proprio Io.

Relativamente alla mia musica è il mezzo attraverso il quale trasformo la fantasia visiva in composizione.

  • Pensi che sia facile realizzare un proprio sogno? Quali sono le caratteristiche che occorre avere per vedere realizzato un sogno?

Il veder concretizzata la propria passione in qualsiasi sua forma è prerogativa dell’artista nel momento successivo alla creazione della propria opera.

L’album Memori è la conferma a me stesso di aver realizzato concretamente un’opera.

  • Conduci con te, nei brani rock, note di musica classica. Quale rapporto hai con lei?

Un rapporto stupendo, erotico, ma vissuto da uomo, non da musicista. La musica colta può solo influenzarmi indirettamente nelle mie composizioni.

  • I GOYAH sono un gruppo giovane: cosa vi ha fatto decidere di formare questo gruppo?

E’ nato dalla necessità di creare musica inedita, di sperimentare; dopo anni di studio e ascolto di artisti importanti, canonici, è seguita l’esigenza da parte di tutti di mettersi in gioco ricercando qualcosa di nuovo.

  • Andate sempre d’accordo sul “discorso musicale” e su ciò che volete comunicare con i vostri testi?

I testi sono adattamenti in metrica di mie poesie e pensieri.

Non siamo quasi mai d’accordo sugli arrangiamenti e grazie a questo approccio, dopo scontri e discussioni nascono delle idee molto interessanti da parte di tutti.

  • Insieme preparate anche i vostri video, in cui compaiono spesso figure misteriose, ricoperte da maschere o drappi . Cosa rappresentano?

In breve, rappresentano tutte la frantumazione del corpo a beneficio dell’esaltazione dell’anima nella ricerca del nulla. Il nostro logo è l’emblema visivo di questa nostra idea.

  • Un giardino con presenze misteriose, l’acqua del mare che contiene il mistero della vita, volti nascosti che sembrano voler mostrare i misteri dell’anima. Quanto è importante il “mistero” nella vita e nella vostra musica?

Non molto, teniamo molto alla polisemia. I nostri video e la musica nascono da idee concrete, ma lasciano molto spazio all’interpretazione e alla fantasia dello spettatore.

  • I giovani di oggi sono ancora capaci di sognare?

Certo, tutto è ciclico; i giovani d’oggi cambiano solo nelle apparenze e nei costumi rispetto a quelli di ieri e a quelli futuri.

  • La vostra mi sembra una musica “en plein air”. Quanto è importante l’estensione dello spazio nella vostra musica?

Nella nostra musica è presente una concezione fondamentale dello spazio, ma lo immagino vuoto piuttosto che esteso.

  • L’esecuzione di un brano musicale è il risultato di un grande lavoro che è alle spalle; come nasce e come si sviluppa un’idea musicale?

Parlo per me, nel momento in cui mi salta in testa un’idea melodica, e questo accade senza cercarlo, comincio con l’appuntarla su uno spartito e sviluppo da essa la struttura di quello che poi sarà il brano arrangiato. La mostro ai musicisti della band e insieme elaboriamo il tutto fino a dare al brano un’identità propria e definitiva. Questo richiede spesso mesi o a volte il tempo di una sigaretta.

  • Una volta “nato” un brano musicale lo lasci vivere autonomamente o lo accompagni nel percorso, seguendone i progressi ? Diventa il “bozzolo” da cui nascerà un altro brano o un altro evento musicale?

Ogni brano è concepito come opera singola, ovviamente non sono essi stessi ad influenzarsi successivamente a vicenda ma è il nostro stile e le idee ormai consolidate che accomunano i brani tra loro.

  • La musica ha molto in comune con la poetica; le tue musiche hanno molta poetica. Nella musica c’è poesia?

L’arte è poesia, la poetica è la sua chiarificazione e definizione. La musica è una delle più belle discipline artistiche


 NOTE SULL’ARTISTA

Paolo Goyah è nato a Napoli e vive ad Agropoli, in provincia di Salerno. Laureato in “Lettere e Filosofia”, si è interessato alla musica dall’età di 12 anni, con lo studio della chitarra classica. All’età di 15 anni si è avvicinato allo studio dei grandi musicisti come Wagner, Bach, Rachmaninoff ed ha lasciato lo studio della chitarra per quello del pianoforte.

Ha studiato al Conservatorio di Salerno. Compositivamente, invece, ha iniziato cinque anni fa, rielaborando composizioni sinfoniche in chiave rock e delineando le basi del successivo progetto Goyah.

Paolo è la voice della band GOYAH che è nata nel febbraio 2008 da un’idea del cantante stesso ed ha sviluppato come un pop-rock-symponic il progetto chiamato ROCK DREAM, uno stile che unisce atmosfere e suoni orchestrali con suoni elettronici oltre al pop-rock ensemble.

La band Goyah è composta, oltre da Paolo, voce, dai musicisti GIAN LUCA NIGRO – piano/keyboard/synth , FRANCESCO CARA – chitarra, NIKO FALCO – basso elettrico, PIER FRANCESCO VAIRO – batteria.

Il progetto della band “Goyah” è culminato ora in un concept album di 11 tracce chiamato “Memori”.


 

– Paola Testaferrata –


 





































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