Lettera alla redazione del professor Rocco Cimino

Caro ambiente,

anche per te il tempo è passato, lasciando sul tuo volto grosse ferite causate dall’azione distruttiva dell’uomo, che per fini di lucro distrugge: foreste, fiumi, laghi, centri storici, spiagge, compromettendo in questo modo la sua stessa esistenza. Eppure grida d’allarme si levano per te da ogni angolo della terra. A te i giornali riservano i titoli più importanti nelle prime pagine: La terra brucia, Aumenta l’allarme ozono, Una frana cancella un intero paese. Ma passata l’emozione del momento si continua con la deforestazione selvaggia, con la cementificazione dissennata sulle spiagge, nei centri storici, nelle pianure, sulle montagne. E tu lasci fare per poi vendicarti alla prima occasione spazzando via case abusive, villaggi turistici costruiti vicino ai fiumi e alberghi faraonici. E che rabbia ascoltare gli amministratori che con voce atona, esprimono dolore per l’ennesima calamità che si è verificata.

Sono sicuro che vorresti gridare tutto il tuo dissenso per domandare “Ma voi che avete fatto per porre fine al vergognoso fenomeno del saccheggio del territorio?“. Hanno consentito che ciò avvenisse senza controllare, anzi alcuni mostri edilizi portano la loro firma. Caro ambiente addolorato osservi che le tue ferite diventano giorno dopo giorno sempre più profonde, le acque dei fiumi e dei laghi inquinate e maleodoranti, le spiagge delle pattumiere a cielo aperto, i centri storici assistono impotenti al saccheggio edilizio vecchio e nuovo operato anche da coloro che sostengono i difensori dell’arte e della cultura. E provi un dolore indicibile quando vedi uomini che per disperazione sono costretti a lavorare in fabbriche dannose per la loro salute e quella dei figli. La fame, il bisogno spingono l’uomo a rischiare la vita pur di sopravvivere. Molti oggi sostengono che la costruzione di fabbriche, di centri commerciali, di seconde case, è il prezzo che si deve pagare per il progresso.

Io ritengo modestamente che questo non sia vero sviluppo, tutto questo giova invece agli speculatori senza scrupolo, che in nome del dio denaro vogliono farci credere che la devastazione del territorio è inevitabile altrimenti non si creano nuovi posti di lavoro. Essere per la difesa dell’ambiente non significa essere contro la crescita, significa fare semplicemente delle scelte equilibrate. Mi domando, è giusto trivellare un territorio in cerca di petrolio? Sversare rifiuti tossici nei fiumi o sotterrarli nei terreni agricoli? Cementificare in modo selvaggio le campagne togliendo sempre più spazio all’agricoltura? Uno Stato degno dovrebbe creare posti di lavoro tutelando sempre la salute dei suoi cittadini. Tra la vita e la morte uno Stato serio sceglierà sempre la vita. E non si può neanche giustificare chi in nome del lavoro mette a rischio e avvelena i suoi concittadini e non sempre i posti promessi vengono realmente dati, vedi ciò che è successo in Val d’Agri ad opera delle società petrolifere hanno illuso la popolazione con promesse di lavoro, ma assistiamo tristemente allo spopolamento di una pianura una volta fertile e popolata e in più ammalata.

Guardandomi intorno provo un senso di sconforto e di malessere, perchè mi rendo conto che non siamo riusciti a costruire una società migliore per non essere stati attenti alle vicende del nostro territorio troppo spesso distratti dal nostro egoismo e dal nostro tornaconto personale. Oggi pur di arricchirsi alcuni sono capaci di passare sopra il cadavere della madre.

– Rocco Cimino –

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