L’VIII Commissione del Consiglio regionale della Campania, presieduta da Maurizio Petracca, ha approvato il testo unificato di iniziativa della Giunta e di Luciano Passariello con cui, a detta di WWF, LIPU, LAV, Legambiente ed ENPA, si peggiora fortemente l’attuale normativa sulla tutela della fauna selvatica e sull’esercizio della caccia. Domani è stata calendarizzata in Consiglio regionale per l’approvazione. “Il testo unificato – fanno sapere le associazioni – costituisce un regalo pre-elettorale a una parte della lobby venatoria, tentando di introdurre una gestione in house della fauna selvatica che, ricordiamo, è un bene collettivo ed appartiene al patrimonio indisponibile dello Stato“.

Il testo di riforma modifica la composizione degli Ambiti Territoriali di Caccia, affidando ad essi funzioni amministrative quale la redazione dei piani di abbattimento della fauna selvatica che, invece, dovrebbero essere esercitate dalla Pubblica Amministrazione, introduce la possibilità di assumere personale senza espresso riferimento al pubblico concorso di cui all’art. 97 della Costituzione.

Ciò che preoccupa maggiormente le associazioni di protezione ambientale sono anche altre disposizioni del testo unificato proposto. “La materia della tutela della fauna selvatica – spiegano – rientra nella tutela dell’ambiente e dell’ecosistema che è riservata alla legislazione esclusiva dello Stato. In particolare, si segnalano nel testo unificato di riforma le seguenti norme assolutamente non condivisibili: l’1, h, d del Testo proposto stravolge l’art. 10 della vigente L.R. in materia di pianificazione faunistica, introducendo l’ art. 10, comma 7, che proroga l’efficacia dei piani faunistici venatori provinciali fino al 2023. Ma, tali piani sono già tutti scaduti e, pertanto, non sono prorogabili. E’ evidente che tale norma è finalizzata a consentire anche per i prossimi anni la preapertura della caccia in assenza di pianificazione faunistica provinciale in violazione dell’art. 18 L. 157/92. L’art. 1o) del testo unificato contiene una gravissima modifica dell’art. 16 della vigente legge regionale in materia di controllo della fauna. In particolare, la modifica proposta, attribuisce alla Giunta regionale il potere di approvare piani di abbattimento della fauna se l’Ispra verifica l’inefficacia dei metodi ecologici preventivamente sperimentati. Tuttavia, a ben vedere, il testo risultante dalla modifica proposta, diverge dalla norma di legislazione statale (art. 19, comma 2 L. 157/92), che, invece, affida l’esecuzione di detti piani di abbattimento esclusivamente alle guardie venatorie delle Province (attuali polizie provinciali) , consentendo l’intervento dei cacciatori solo in funzione di ausilio e comunque limitatamente ai fondi agricoli in proprietà e conduzione interessati dagli abbattimenti. La proposta del testo unificato tenta, peraltro con una formulazione subdola, di introdurre, anche in Campania, una disciplina regionale analoga a quelle di altre regioni già giudicate incostituzionali dalla Consulta. Il controllo della fauna selvatica non è attività venatoria e non può essere affidato ai cacciatori. Il legislatore regionale non ha potere legislativo in questa materia. Il legislatore statale riserva il controllo della fauna alla polizia provinciale“.

Inoltre l’art. 1 s) del testo unificato modifica il comma 2 bis dell’articolo 20 della vigente legge regionale, prevedendo che il cacciatore possa raccogliere i bossoli a fine giornata anziché immediatamente, così rischiando di far aumentare gli illeciti abbandoni dei rifiuti. Altro punto oggetto di contestazione è quello riguardante la vigilanza venatoria da cui si escludono le Polizie provinciali di Avellino, Benevento, Caserta, Salerno e la Polizia metropolitana della Città Metropolitana di Napoli. La riforma cancella gli agenti delle Province come organi preposti alla vigilanza venatoria. Da ben 80 anni i guardiacaccia (figure che si sono poi evolute nella Polizia provinciale) svolgono compiti di polizia venatoria e di supporto operativo nella gestione faunistica.

Il risultato di questa riforma – concludono – sarà quello di indebolire fortemente il controllo del territorio e la repressione del bracconaggio, fenomeno fortemente diffuso in Campania e spesso collegato a reati sull’uso delle armi ed alla criminalità organizzata. Le Associazioni di protezione ambientale invitano tutti i consiglieri regionali ad esprimere il proprio voto contrario all’approvazione del testo unificato. Si riservano, inoltre, di informare gli elettori del voto da ciascuno espresso nella consapevolezza che, finalmente, le decisioni assunte in materia ambientale costituiscano un parametro di scelta dei rappresentanti politici“.

Il testo unificato che punta a disciplinare la caccia in Campania e che approda all’esame dell’aula del Consiglio regionale rischia di produrre un caos nella gestione dell’attività venatoria, oltre che andare in contrasto a principi regolati da leggi statali. Si tratta di una proposta di legge che non tiene in alcun conto il parere di associazioni ambientaliste e di categoria, che non sono state mai ascoltate in Commissione nella fase di elaborazione del testo. Funzioni amministrative, come i piani di abbattimento della fauna selvatica, che dovrebbero essere esercitate dalle pubbliche amministrazioni, vengono demandate agli Ambiti Territoriali di Caccia. Il controllo della fauna selvatica non può essere affidato ai cacciatori. In tal modo, inoltre, si va a indebolire l’attività di vigilanza e protezione che fino ad oggi viene garantita dalle Polizie provinciali, non esistendo un corpo regionale di polizia ambientale”. E’ quanto dichiarano i consiglieri regionali del Movimento 5 Stelle Luigi Cirillo e Michele Cammarano.

Al pari delle contestazioni mosse dalle associazioni, – affermano Cirillo e Cammarano – riteniamo che non si possa procedere ad assunzione di nuove unità senza concorso pubblico. Siamo del parere che, prima della sua discussione in aula, tale proposta debba essere oggetto di nuovo studio e di una nuova elaborazione che parta dall’ascolto dei portatori di interesse. Per questo proponiamo che sia rinviato nuovamente in Commissione, dove saranno ascoltati in audizione tutti i soggetti interessati”.

– Chiara Di Miele –

 

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