Ancora un appuntamento dedicato all’analisi del dottor Nunzio Antonio Babino, già Direttore Sanitario dell’ospedale “Luigi Curto” di Polla, sulla paura del Covid-19. Il dottor Babino continua ad approfondire in merito all’utilizzo dei tamponi molecolari per la ricerca del virus, toccando più da vicino la loro affidabilità.

AFFIDABILITA’ DEI TAMPONI MOLECOLARI

Nel mese di aprile, nella relazione conclusiva di uno studio osservazionale condotto dalla clinica otorinolaringoiatrica dell’Ospedale Civile di Brescia, fu osservato che i tamponi molecolari sono tutt’altro che infallibili. Si è registrata una falsa “negatività” in più del 30% dei pazienti affetti dalla malattia Covid-19, per cui si è dovuto ripetere più volte il tampone per ottenere l’affidabilità diagnostica e per poter monitorare nel tempo i soggetti a rischio. Nello studio sono stati sottoposti a tampone più di 500 pazienti ricoverati con malattia Covid-19, ma più del 30% sono risultati “negativi” al tampone.

In merito all’affidabilità dei tamponi molecolari, dimostrata nell’Ospedale Civile di Brescia “non superiore al 70%”, altri studi hanno confermato i limiti dei risultati del tampone molecolare. Molto significativo è lo studio cinese pubblicato a marzo 2020, autori GH Zhuang ed altri, condotto su soggetti asintomatici, il quale descrive il potenziale tasso di falsi positivi tra gli “individui infetti asintomatici” venuti in stretto contatto con pazienti Covid-19. I risultati di questo studio dimostrano che “quando il tasso di infezione dei contatti stretti e la sensibilità e la specificità dei risultati riportati sono stati presi come stime puntuali, il valore predittivo positivo dello screening attivo era solo del 19,67%”. Al contrario, il tasso di falsi positivi dei risultati “positivi” era dell’80,33%. I risultati dell’analisi di sensibilità probabilistica multivariata hanno supportato i risultati del caso base, con una probabilità del 75% per il tasso di falsi positivi di risultati “positivi” oltre il 47%”. Le conclusioni dello studio hanno portato gli scienziati a dire che “negli stretti contatti dei pazienti COVID-19, quasi la metà o anche più degli individui infetti asintomatici riportati nello screening del test dell’acido nucleico attivo potrebbero essere falsi positivi”.

Un’altra ricerca del Center for Disease Prevention della Corea ha rintracciato 790 contatti diretti di 285 persone asintomatiche positive, dei 790 nessuno era positivo ai test. Anche Giorgio Palù, virologo dell’Università di Padova, alla fine dello scorso mese di maggio ha sostenuto “che il tampone è un mezzo per fare un prelievo e per questo motivo il buon esito dipende da molte variabili, a partire da chi fa il prelievo e in che modo, la situazione del paziente, dal modo in cui il materiale prelevato con il tampone viene prelevato e congelato, dalla quantità di virus presente. La sensibilità di questa analisi è infatti del 60%, vale a dire che in quattro casi su dieci non si riesce ad avere una diagnosi corretta. E’ un sistema che va corredato ed integrato con la clinica”. Il Prof. Palù ha sostenuto inoltre che l’analisi delle tracce genetiche del virus SARS CoV-2 “potrebbero amplificare anche alcuni frammenti del virus”, ma questo non significa che il virus sia in grado di replicarsi, secondo il virologo di Padova.

Secondo quanto ha affermato il Prof. Matteo Bassetti, Direttore della Clinica di malattie infettive del Policlinico San Martino di Genova e componente della task force Covid della Regione Liguria, “si può avere il Covid e sfuggire ai vari test. Il tampone naso-gola ha due variabili: la prima è quella dell’operatore che lo fa e che potrebbe commettere degli errori, la seconda chi processa il campione raccolto in laboratorio. Consideriamo, per quanto riguarda i campioni, fino al 30% può essere un falso negativo, se poi ci mettiamo gli errori umani ecco che il tampone può essere un falso negativo fino al 50% dei casi”.

Il dottor Chris Smalley, della Norton Healthcare nel Kentucky, Stati Uniti d’America, si è occupato di diversi pazienti che erano negativi al test, ma venivano poi ricoverati con quadri clinici anche gravi, con sintomi simili alla malattia Covid. In Francia rappresenta un caso significativo di “falsa negatività del tampone” quello della ragazza sedicenne francese Julie, trovata con 2 tamponi negativi, ma poi deceduta.

Un altro studio effettuato a febbraio 2020 in Cina e portato avanti su ben 1000 pazienti, pubblicato sulla rivista scientifica “Radiology”, ha dimostrato come il tampone dava un “falso negativo” in circa il 33% dei casi. Il Prof. Giuseppe Remuzzi, Direttore dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri, ha preso in considerazione 133 ricercatori dello stesso istituto e 298 dipendenti della Brembo, riscontrando 40 casi di tamponi positivi. La “positività“ dei tamponi non è emersa immediatamente, ma, come ha spiegato il Prof. Remuzzi, “solo in seguito a cicli di amplificazione molto alti, tra 34 e 38 cicli, corrispondenti a 35.000-38.000 copie di RNA virale”.

E’ ciò che viene fatto per processare i tamponi effettuati dal personale del laboratorio delle AA.SS.LL. Il fatto che per avere un tampone positivo bisogna amplificarla fino a circa 35 volte significa che la carica virale originaria può essere molto bassa e non contagiosa.

Remuzzi ha parlato anche del rischio contagio, precisando: “Sotto le centomila copie di RNA non c’è sostanziale rischio di contagio, secondo un lavoro appena pubblicato da Nature e confermato da diversi altri studi. Quindi, nessuno dei nostri 40 positivi risulterebbe contagioso. Questo significa che il numero dei nuovi casi può riguardare persone che hanno nel tampone così poco RNA da non riuscire neppure a infettare le cellule. A contatto con l’RNA dei veri positivi, quelli di marzo e inizio aprile, le cellule invece morivano in poche ore”.

Pertanto sarebbe opportuno che i media cominciassero a smetterla di usare la parola “contagiato” per definire una persona in buona salute il cui tampone sia risultato positivo dopo l’amplificazione di ben 35 volte della quantità di RNA presente nel prelievo naso-faringeo. Il professore Remuzzi, a tal proposito e in relazione a quanto avviene ogni giorno in televisione, ha precisato che “commentare ogni giorno quei dati non è necessario, proprio perché non riguardano positività che ricadono nella vita reale”.

Emerge una chiara non affidabilità dei test molecolari oro-faringei attualmente in uso. Anche negli Stati Uniti d’America prevale la convinzione che per parlare di affidabilità dei tamponi molecolari che, come ha detto il Professore Tom Taylor del Dipartimento di statistica Center for Disease control (CDC), andrebbero eseguite delle prove, che fino ad ora non sono state possibili a causa dei tempi brevi. Taylor ha precisato che, per valutare l’affidabilità dei tamponi, il CDC sta lavorando a prove estese ed importanti, che richiedono addirittura un anno. Lo stesso Taylor ha ulteriormente precisato che finora da parte dei produttori di tamponi e dei laboratori americani si è proceduto in assenza di validazione scientifica, seria ed approfondita, dei test che si stanno utilizzando.

– Dottor Nunzio Antonio Babino –


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