Qualche tempo fa avevo scritto delle considerazioni sulle considerazioni fatte nei confronti dei giornalisti locali ritenuti da qualcuno colpevoli di dare notizie che “non fanno bene al territorio”.

Da allora sembrava che le acque si fossero calmate, ma negli ultimi giorni, grazie a due fatti di cronaca, uno tragico e l’altro “triste”, se dovesse essere confermato da una condanna in un eventuale processo, è ricominciato l’attacco ai giornalisti.

Facebook è diventata l’arma preferita dai denigratori del nostro lavoro e ad essere bersaglio degli attacchi è chi si occupa di cronaca nera e giudiziaria, i settori più belli ed affascinanti per chi ama questo lavoro, ma anche quelli che danno più grane (minacce, pressioni, inimicizie e chi più ne ha più ne metta). I due fatti che sono stati oggetto di “critica” soprattutto da parte degli “amici di…” sono stati un incidente mortale avvenuto a Sassano circa due settimane fa dove ha perso la vita una giovane mamma, investita mentre stava andando al lavoro in bici, e la presunta truffa ai migranti che potrebbe coinvolgere la Caritas Diocesana ed il suo direttore Don Vincenzo Federico.

Bene! In entrambi i casi i giornalisti non hanno fatto altro che raccontare quelli che sono i “fatti” come è giusto che sia e nessuno ha fatto “sciacallaggio” come è stato scritto su Facebook o detto al telefono a qualche collega da parte di qualche “amico” di una delle persone coinvolte in uno dei due fatti di cronaca.

Ci siamo limitati a fotografare quella che è la realtà senza dire “è colpevole” ma nemmeno “è innocente”. Il giudizio non spetta a noi, ma alla magistratura, alle coscienze di chi sa se ha commesso dei reati o no e soprattutto al buon Dio al quale, chi crede, dovrà rendere conto.

Giusto per fare chiarezza faccio una breve analisi dei fatti relativi alle due vicende di cronaca.

Iniziamo dal presunto scandalo Caritas.

1) Don Vincenzo Federico è indagato per peculato

2) La Procura ritiene siano spariti 109mila Euro

2) Un suo collaboratore è indagato per peculato

3) La Guardia di Finanza ha perquisito la sede della Caritas

 Questi sono i punti cardine degli articoli scritti sulla vicenda. Sono dei fatti. I capitoli successivi della vicenda li scriveranno eventualmente i magistrati quando decideranno se dovrà esserci un processo o se la vicenda dovrà essere archiviata. A qualche responsabile di onlus o associazione legata alla Caritas questa cosa non è andata giù e ci ha definito sciacalli. I giornalisti sono sciacalli solo quando non fanno “comodo”, invece sono “buoni, belli e bravi” quando pubblicano comunicati o notizie relative a iniziative o salvataggi degni di un “action movie” americano compiuti dai signori in questione.

Passiamo all’altro fatto di cronaca, l’incidente costato la vita ad una giovane mamma, investita a Sassano da un’auto. La donna era in bici e stava andando al lavoro. Questi i fatti, confermati dai Carabinieri.

1) Alla guida c’era un ragazzo che aveva nel sangue un tasso alcolemico pari a 1,6 grammi per litro

2) Il ragazzo che ha investito aveva assunto anche droghe (cannabis e cocaina)

3) Dai due “fatti” precedenti è scaturito il terzo “fatto” ossia l’arresto del giovane

I giornalisti hanno raccontato questi fatti, frutto non di fantasia ma confermati anche da un comunicato stampa dei Carabinieri. Su Facebook tanto per cambiare è iniziato il tiro al bersaglio nei nostri confronti. Una giovane mamma ha scritto testualmente “ai giornalisti piace rovinare la gente”. La ragazza in questione prende le difese dell’investitore dicendo che è un bravo ragazzo (nessuno ha mai scritto il contrario) e che “aveva bevuto due drink, ciò che migliaia di giovani fanno”. I fatti e ripeto i fatti non sono questi. Capisco la difesa dell’amico da parte della giovane mamma che, però, dovrebbe magari informarsi meglio prima di giudicare il lavoro degli altri. I “due drink” hanno causato lo stato di ebbrezza e a questi va aggiunta la droga saltata fuori dall’esame tossicologico. Questi sono i fatti. Aver raccontato i fatti significa aver rovinato la vita di una persona ? In questa storia le uniche vite rovinate sono quella della povera mamma che ora non c’è più e di suo marito e del figlioletto di 8 anni.

Mi sta bene che “nessuno tocchi Caino” però nemmeno è giusto che venga sempre “preso a schiaffi” Abele.

– Erminio Cioffi – 


 

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