“Intervista spec(ch)iale” : Le “confessioni” di Pasquale Sorrentino, giornalista de Il Mattino



































 

http://farm8.staticflickr.com/7384/11602643333_600423875a_n.jpgParte quest’oggi l’appuntamento settimanale con le interviste ai giornalisti del territorio, per scoprire tra le altre cose, cosa pensano dei colleghi e della politica locale e quali sono stati gli scoop e le gaffes. Partiamo con Pasquale Sorrentino, del quotidiano “Il Mattino”.
Sorrentino è pubblicista dal 2004. Ha iniziato qualche anno prima come redattore sportivo del “Corriere dell’Umbria”. Seguiva la squadra di Calcio del Perugia, allora in serie A.
Successivamente ha ricoperto, per due anni, il ruolo di redattore a Grosseto presso il “Corriere di Maremma”, occupandosi principalmente di cronaca nera e cronaca giudiziaria.
Da un anno e mezzo collabora con il “Il Mattino”

  • Quando e come è iniziata la tua carriera giornalistica?

“Ho iniziato nel 2003, studiavo a Perugia, e ho chiesto al Corriere dell’Umbria di poter avviare una collaborazione. Mi è stato dato un periodo di prova. Il primo articolo è stato su una corsa podistica”







  • Quali le tue considerazioni in merito al panorama giornalistico valdianese?

“Lavoro nel Vallo da poco più di un anno. La comunità valdianese è piccola, e quindi gli incroci di amicizie, interessi, coinvolgimenti che riguardano giornalisti e non sono tanti.
Il giornalista deve fare il “cagnaccio” contro tutti e tutto.
Spesso, quindi, a causa degli incroci di “sangue” non si possono affrontare determinati temi per non “disturbare” i propri amici. Succede ovunque e anche nel Vallo di Diano.
Esistono pressioni incrociate e spesso, se non si ha uno scudo potente che ti difende, bisogna sottostare alle pressioni. Ho la fortuna che la mia testata non mi ha mai detto nulla e mi protegge da eventuali pressioni.
Ma è evidente che nel Vallo il giornalismo soffre un’assenza di indipendenza e viene spesso visto, dagli editori, come un giocattolo e non come una istituzione fondamentale per la democrazia. Diciamo che non ho una grande considerazione del giornalismo valdianese, il che non vuol dire che non esistono giornalisti validi. Giornalismo e giornalisti sono due entità differenti. Altro punto dolente è il pagamento. Collaboratori pagati al minimo, giornali che chiedono articoli senza pagare. Il nostro lavoro va remunerato, è un servizio che offriamo”

  • Cosa pensi, invece, del contesto politico-amministrativo locale?

“Un po’ anziano con poche eccezioni. Non esistono, purtroppo e per ora, rappresentanti extra regionali che possano dare un peso politico alle istanze valdianesi. La vicenda del Tribunale di Sala Consilina è un esempio.
Il nostro peso politico, purtroppo, non è molto consistente. Solo da qualche tempo vedo una crescita culturale della nostra politica da sempre affidata al clientelismo. E, infine, non sempre c’è chiarezza nelle posizioni politiche e di chi gestisce davvero la macchina politica e amministrativa. A volte si ha l’impressione di persone esterne alle istituzioni che pesano sulle decisioni”

  • Oggi il giornalista della carta stampata è agevolato nel lavoro rispetto a qualche anno fa?

“Non credo. Tecnicamente è più facile grazie alle agevolazioni tecnologiche e alla possibilità di avere un immediato riscontro con i tuoi lettori. Ma per quanto riguarda pressioni esterne, problematiche contrattuali, garanzie di pagamento e garanzie di sicurezza la situazione peggiora. E anche in questo campo, spesso, servono le conoscenze giuste per riuscire a entrare nel giro che conta

  • Qual è la notizia o l’argomento che sei stato più orgoglioso di dare o approfondire?

Nel Vallo di Diano ho seguito qualche argomento importante. Innanzitutto l’incidente che ha visto, purtroppo, la morte di Massimo Casalnuovo sul cui caso sono ancora in corso gli accertamenti giudiziari. Sono riuscito a fare qualche scoop sull’argomento e ne vado fiero. Vorrei raccontare la verità, qualsiasi essa sia, appena verrà a galla.
Ho il piccolo merito di aver “scoperto” per primo l’interesse delle aziende petrolifere per il Vallo di Diano e mi ha dato una minima soddisfazione. Un’altra vicenda che ho seguito con passione è stata la protesta dei lavoratori dell’Ergon per la mancanza di stipendi con due signore per tre giorni su un tetto di un capannone”

  • Quale, invece, il tema che ti è maggiormente “pesato” affrontare o che avresti volentieri evitato?

“Non eviterei nessun tema, pur pesante. Occorre, spesso, indossare una specie di corazza e staccarsi dalla realtà per raccontare al meglio il tutto. Gli incidenti mortali, le tragedie, i momenti drammatici, rappresentano una pagina triste per ogni giornalista. Si vorrebbero sempre raccontare storie positive”

  • E la gaffe commessa o sfiorata?

“Di errori, purtroppo, se ne fanno tanti. E quindi qualcuno mi è rimasto dentro. Fa comunque crescere. Tanti ne farò ancora. Ricordo con il sorriso un episodio: lavoravo a Perugia e dovevo intervistare Serse Cosmi (allenatore del Perugia). In jeans e t-shirt mi sono presentato da lui. Avevo l’agenda in mano, lui l’ha presa e mi ha fatto l’autografo. Non ho avuto il coraggio di intervistarlo”

  • Chi è il/la giornalista più bravo/a del Vallo di Diano?

“Ne apprezzo diversi. Fare un nome potrebbe essere offensivo verso altri. Naturalmente avendo 31 anni ho più apprezzamenti verso chi, giovane come me, combatte quotidianamente con una serie di problemi non solo giornalistici. Se devo fare qualche nome dico Erminio Cioffi per la sua grinta, Gigi Pastore per il suo interesse, Romina Valisena per la sua tenacia. L’intervistatore non si può citare. Esistono poi giornalisti valdianesi come Salvatore Medici capaci di fare ottime cose fuori dai nostri confini”.

Cono D’Elia – ondanews.it





































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