In un mondo in cui la parola, la lettura, l’ascolto e la riflessione sembrano, sempre più, essere un optional a fronte di una vita frenetica in cui, ormai, non importa come e con quali mezzi ma l’importante risulta “arrivare”, abbiamo incontrato la dott.ssa Paola D’Angelo, insegnante di lettere, da vari anni, presso il Liceo Classico di Sala Consilina che, dopo anni di esperienza nel campo dell’insegnamento ha deciso di rispolverare la sua da sempre innata passione per la poesia e la scrittura. Ha iniziato due nuove avventure: quella di giornalista per la testata web CG.Magazine.eu e quella di poetessa, quest’ultima esercitata fin da ragazza ma, da qualche anno, portata anche alla conoscenza del pubblico con la pubblicazione del suo libro di poesie “A testa i giù”.

D. – Dopo tanti anni a contatto con l’istruzione e il mondo dei ragazzi l’entusiasmo è sempre lo stesso ed è lo stesso che l’ha spinta verso il giornalismo e la poesia?

R. – “Al giorno d’oggi è facile scoraggiarsi, considerate le precarie condizioni della scuola, colpita dai tagli e dallo scarso investimento da parte del governo, però gli anni non passano inutilmente: la ricchezza che si è accumulata nel tempo ci fornisce l’esperienza necessaria per andare avanti; i ragazzi sono uno stimolo e un arricchimento che mi permette di rimanere a passo con le nuove idee e non arroccata sulle proprie posizioni. Guardando cosa di bello c’è nella propria vita, arrivi poi a fare un bilancio e quindi decidi di riproporti delle nuove sfide anche se la passione per la scrittura l’ho sempre avuta e oggi, con l’esperienza, ho deciso di riprendere le passione che in gioventù, per il lavoro e la famiglia avevo un po’ accantonato”

D. – Lei si definisce poetessa per legittima difesa. Perchè?

R. –  “Legittima difesa da tutto ciò che, nella vita, è brutto, la poesia per me è ricerca di bellezza, è un percorso di conoscenza che noi facciamo attraverso la parola, la vera poesia è il risultato di una riflessione ampia sulla vita che non può essere solo uno stato d’animo. Spesso bisogna difendersi dalla malignità, dall’arroganza e dalla superficialità ossia ciò che rende una vita brutta: io attraverso la poesia cerco di fronteggiare e di difendermi da queste situazioni”

D. – Lei ha definito la poesia come qualcosa che ha il dono di suggerire non imponendosi. Ciò lo ritroviamo anche nel suo libro “A testa in giù”? Come nasce questa raccolta di poesie?

R. – “La poesia suggerisce, parla di qualcosa senza mai nominarla, è un giocare con le parole, dunque ognuno, in base a ciò che sente, può dare la propria interpretazione, in tal senso è piacevole e democratica. Verso la poesia c’è il preconcetto che possa essere per pochi eletti, ma non è così: la grande poesia tocca sempre i cuori che ovviamente si lasciano trasportare. La mia raccolta, pubblicata nel 2013, contiene scritti che ho accumulato negli anni, in quanto fin da giovane ho sempre scritto ma fino ad ora avevo tenuto tutto per me; alcuni amici, poi, leggendo le mie poesie, hanno creduto in me e quindi ho deciso di lanciarmi in questa nuova avventura pubblicando il libro. Il titolo, “A testa in giù”, vuole essere provocatorio: allude al sentirsi diverso da parte del poeta, alla forte sensibilità che lo porta a rapportarsi autonomamente con le situazioni e le persone non avendo maschere”

D. – La sua seconda avventura negli ultimi anni è diventata il giornalismo. In quanto poetessa, cosa la affascina del più frenetico mondo giornalistico e cosa, secondo lei lo accomuna alla poesia?

R. – “La scrittura accomuna questi due mondi: nel buon giornalismo c’è il buon uso della lingua e ciò lo accomuna alla poesia. L’avventura giornalistica è nata per caso, spinta da amici che apprezzano il mio modo di scrivere. All’inizio ero scettica, poi ho capito che questa attività mi ha permesso di vivere problemi che riguardano il nostro presente. Consiglio ai giovani di svolgere questa attività con grande libertà interiore anche se non è una cosa facile; un buon giornalista deve avere una buona formazione alle spalle, leggere di tutto e svolgerlo pensando di fornire un servizio al pubblico che è quello della buona informazione”

D. – In un suo articolo sulla crisi dell’editoria ha affermato: siamo tutti “analfabeti”. Cosa intende?

R. – “In Italia si legge pochissimo, soprattutto nel Meridione la media è al di sotto del 40% di coloro che acquistano un libro all’anno; noi italiani siamo propensi alla tv ma in tal modo non creiamo un’idea nostra delle cose. La società è malata, siamo tutti responsabili, gli adulti, specialmente, dovrebbero sensibilizzare i giovani e chi lavora nel campo della cultura in particolar modo deve lavorare in tal senso”.

– Sara Maggio –


 

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