A Padula, da sempre, la lavorazione della pietra ha un nome: Cancellaro, eredi naturali di una tradizione fortemente legata al territorio e alla Certosa di San Lorenzo. Da molte generazioni, la famiglia lavora con immutata passione la pietra nel restauro di monumenti e nel recupero di centri storici, trasformandola in caminetti, portali, fontane, bassorilievi.

Abbiamo incontrato Alfeo Davide Cancellaro, che ci ha offerto una dettagliata descrizione dell’azienda, con uno sguardo positivo anche verso il futuro del nostro territorio.

D. – Quando e com’è nata l’azienda e di cosa si occupa?

R. – “L’azienda nasce nel 1972 grazie a mio padre Amedeo e mio zio Teodosio ed ha come attività principale l’estrazione e la lavorazione della pietra di Padula. L’allora sindaco, Michele Tepedino, individuate nelle figure di mio padre e mio zio la capacità e la tenacia imprenditoriale, sostenne la nascita di questa nuova realtà dando in concessione la cava in località Serre: si vide così tornare sul mercato locale, nazionale ed internazionale la lavorazione di un materiale nobile come la pietra di Padula, con la quale è stata costruita la Certosa di San Lorenzo, oggi Patrimonio UNESCO. Nel 1989, esce dalla società mio zio e subentro io con la carica di amministratore della società “F.lli Cancellaro s.n.c.”. Affiancando mio padre, ho iniziato un percorso di rinnovamento ed ammodernamento sia in termini di materiali (oggi trattiamo non solo pietra di Padula, ma anche marmi, pietre e graniti pregiati e meno, importati da tutto il mondo) che in termini di processi produttivi con tecnologie all’avanguardia, tanto da essere destinatari, da parte della Regione Campania, di un contributo per un importante progetto di ricerca e sviluppo grazie ad un sistema innovativo di reverse engineering per la ricostruzione digitale e riproduzione di statue e bassorilievi”

D. – Nel 1999, l’azienda ha deciso di intraprendere anche una nuova strada

R. – “Nel 1999, ci siamo lanciati in una nuova sfida, quella di cimentarci nei lavori pubblici, principalmente nel campo del restauro con categoria prevalente OG2 (alla V), che ci permette di partecipare a gare di appalto molto importanti. L’azienda ovviamente è certificata ISO9000 già dal 2001 e tengo a precisare che, nel 2013, l’assetto societario è nuovamente cambiato con l’uscita di mio padre Amedeo, a cui è subentrato mio fratello Giovanni”

D. – Quante persone lavorano al suo fianco?

R. – “Mi affiancano ben trentacinque collaboratori, ormai persone di fiducia, persone qualificate e competenti con le quali non intercorre un semplice rapporto di dipendenza, bensì un rapporto fraterno di stima reciproca, che in questo momento difficile sta determinando il successo dell’azienda”

D. – L’azienda sta realizzando lavori di restauro del Palazzetto Baviera a Senigallia, riscuotendo ampi consensi per l’attenta e precisa esecuzione degli interventi. Ci vuole spiegare come sta procedendo l’attività nelle Marche?

R. – “Stiamo realizzando il restauro del Palazzetto Baviera, il simbolo, data la sua importanza, della città di Senigallia: un lavoro artisticamente di grande rilievo, perché destinato a diventare museo civico, che custodirà le più belle opere artistiche oggi dislocate in tutta la città. Il Palazzetto è importante soprattutto per i pregiatissimi stucchi realizzati per mano del supremo stuccatore e scultore Federico Brandani, stucchi che si possono ammirare in cinque meravigliose sale. I lavori consistono nell’eliminazione delle barriere architettoniche e nel miglioramento sismico dell’edificio. La nostra puntualità nel rispettare il cronoprogramma e la professionalità con la quale stiamo eseguendo l’opera hanno riscontrato molti apprezzamenti da parte dell’amministrazione e della direzione lavori. Ci hanno dedicato anche un servizio televisivo andato in onda su TG Marche, nella rubrica di approfondimento “Nero su Bianco”.

D. – Alla luce della sua esperienza imprenditoriale nel Vallo di Diano, vuole tracciare un bilancio della sua attività? Come immagina la sua azienda tra dieci anni?

R. – “Dal 1989, anno del mio ingresso nell’attività, posso dire che l’azienda, nonostante abbia attraversato momenti diversi, tra alti e bassi, ha cercato sempre di innovare e di diversificare: questo ci ha permesso di restare in piedi in un momento come quello di oggi, che non è facile per nessuna realtà, sia essa piccola, media o grande. Per il futuro immagino una realtà interamente rinnovata sia dal punto di vista strutturale che organizzativo: nuovi uffici, nuovi macchinari sempre più all’avanguardia, nuove sale espositive con gamme di prodotti innovativi, una rete di rappresentanza più capillare con l’inserimento di qualche figura professionale giovane e capace. Confido in un’infinità di commesse sia private che pubbliche che possano permetterci di programmare meglio i nostri futuri investimenti nella ricerca, nell’innovazione e nello sviluppo e che portino ad un incremento occupazionale stabile e significativo”

D. – “Partire o restare”: cosa consiglia ai giovani, soprattutto a chi vuole intraprendere la strada dell’imprenditoria nel Vallo di Diano?

R. – “Assolutamente restare nel nostro territorio, che per molti versi è un territorio che può e deve cambiare: il cambiamento passa attraverso una nuova classe politica, imprenditoriale e professionale. Il lavoro per i giovani? Per quanto mi riguarda saranno loro i protagonisti del nostro futuro: seppur rischiando molto inizialmente, lo studio, la voglia di realizzarsi e tanto spirito di sacrificio, supportati dal coraggio di mettersi in gioco, saranno il mezzo per arrivare a grandi risultati”.

– Filomena Chiappardo –


 – messaggio promozionale –


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