L’infezione da Covid-19 può avere varie fasi, precisamente ne esistono tre.

In una prima fase, il virus si replica all’interno delle cellule dell’ospite, quindi si moltiplica. Questa fase è caratterizzata clinicamente da sintomi quali: malessere generale, febbre e tosse secca. Se si riesce a bloccare l’infezione in questo stadio iniziale, la malattia ha un decorso benigno.

Se invece non si riesce a bloccarne la replicazione, potrebbe evolvere verso una seconda fase caratterizzata da alterazioni morfo-funzionali a livello del tessuto polmonare. Il decorso è causato sia dagli effetti diretti del virus, sia dalla risposta immunitaria del contagiato. In questa fase il paziente è affetto da polmonite interstiziale, una particolare forma di polmonite caratterizzata dall’infiammazione e, talvolta, dall’ispessimento e dalla cicatrizzazione dell’interstizio polmonare. Con questo tipo di polmonite si ha una malattia dell’interstizio polmonare (un complesso di tessuti connettivi tipico dei polmoni interposto tra gli alveoli e deputato principalmente a garantire supporto fisico a questi ultimi). Si ha una sintomatologia respiratoria che nella fase precoce è stabile e senza ipossiemia (una anomala diminuzione dell’ossigeno contenuto nel sangue), ma che può successivamente sfociare verso un progressivo aggravamento.

In un numero limitato di persone la malattia può evolvere verso un quadro clinico che si aggrava rapidamente, caratterizzato da una tempesta citochinica e dal conseguente stato iperinfiammatorio dell’interstizio polmonare. Questa condizione determina conseguenze locali e sistemiche e rappresenta un fattore prognostico negativo producendo, a livello polmonare, vasculopatia arteriosa e venosa con formazione di trombi ai piccoli vasi con lesioni polmonari gravi permanenti (fibrosi polmonare), per questo motivo la terapia a base di eparina ha avuto esiti positivi.

Le fasi finali di questo gravissimo quadro clinico portano ad “affezione respiratoria acuta” grave e in alcuni casi a “coagulazione intravascolare disseminata”. In questa fase si è osservata un’alterazione progressiva di alcuni parametri infiammatori quali: PCR (identifica la presenza di una infiammazione e monitora la risposta al trattamento per la malattia infiammatoria), ferritina (valuta l’entità dei depositi di ferro dell’organismo; si considerano questi valori come supporto alla diagnosi di carenza o eccesso di ferro) e citochine pro-infiammatorie (l’aumento delle citochine proinfiammatorie influenzano negativamente metabolismo, densità ossea, forza, resistenza all’esercizio, apparato vascolare, funzioni cognitive e umore).

Le scelte terapeutiche, nelle fasi iniziali della malattia, sono mirate al contenimento della crescita virale, mentre nelle fasi più gravi della malattia l’obiettivo è il contenimento dell’iperinfiammazione attraverso l’ausilio di farmaci che bloccano la cascata citochinica e l’utilizzo di medicinali dalle proprietà anticoagulanti (eparine a basso peso molecolare).

È bene quindi individuare subito il virus perché scelte terapeutiche tempestive possono migliorare l’esito clinico.

– Monica T. Gallo –

Scrivi un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*