Ottobre è stato il mese rosa, il mese della prevenzione del tumore al seno.

Purtroppo il cancro al seno ha un’incidenza altissima ed è il tumore più frequente. Paradossalmente però si registra una lieve ma costante diminuzione di mortalità: ci si ammala di più ma si muore di meno. Ci si ammala di più perché sono aumentati i fattori di rischio, oltre all’innalzamento dello stile di vita. Si muore di meno perché si dispone di tecnologie avanzate e innovative che permettono di individuare lesioni tumorali millimetriche, con basso grado di aggressività, ma per individuarle serve la prevenzione.

Non bisogna dimenticare che il tumore alla mammella colpisce anche l’uomo (seppur in piccola parte). Il sintomo più rappresentativo è il nodulo, di solito situato al di sotto del complesso areola-capezzolo. La mammella è per la donna l’organo che svolge tre importanti e fondamentali azioni: materna, estetica e sessuale. È costituita da tessuto ghiandolare, adiposo (grasso) e fibroso. Il fibroso fa da impalcatura alla ghiandola, ricca di vasi sanguigni, linfatici e fasci nervosi. La componente ghiandolare è molto presente nelle donne giovani e in pre menopausa, mentre con la post menopausa e avanzando con l’età, aumenta il tessuto adiposo. Ecco perché è più difficile effettuare una mammografia in giovani donne e per questo è più indicata una ecografia o addirittura una risonanza magnetica. Le cellule che costituiscono la ghiandola mammaria si modificano con il ciclo ormonale e si riproducono continuamente, sia per generare il ricambio con nuove cellule, sia per riparare quelle danneggiate.

L’invecchiamento e vari fattori ambientali possono danneggiare le cellule e non ripararle, determinandone una crescita anomala e incontrollata e il conseguente sviluppo di un tumore (cancerogenesi). Questo processo avviene lentamente, nel corso di alcuni anni. Gli esami diagnostici-strumentali a disposizione oggi consentono di poter individuare il tumore in una fase iniziale della sua crescita, sia quando il tumore non dà alcun segno e non è palpabile (lesione preclinica) e sia in una fase che precede lo sviluppo del tumore infiltrante (lesione preneoplastiche).

La prevenzione si basa su due approcci ben precisi: la primaria e la secondaria. La prevenzione primaria ha l’obiettivo di individuare e poter rimuovere le cause che contribuiscono allo sviluppo di un tumore (fattori di rischio). Esistono fattori di rischio modificabili e altri no: i principali non sono modificabili. Altri, se rimossi, possono nettamente ridurre il rischio di sviluppare il tumore al seno. I fattori di rischio non modificabili sono: l’età, la storia riproduttiva della donna. Ad esempio menarca precoce (prima degli 11 anni) e menopausa tardiva (oltre i 55 anni) comportano una prolungata esposizione agli ormoni, nulliparità (nessuna gravidanza) o prima gravidanza oltre i 35 anni, non allattamento, familiarità per tumore al seno e/o ovaio, neoplasie e trattamenti pregressi, mutazioni di specifici geni: alcune mutazioni a carico di specifici geni (es. BRCa1 e BRCa2).

I fattori di rischio modificabili sono: terapia ormonale sostitutiva con farmaci a base di estrogeno e progesterone, obesità, scarsa attività fisica, limitato consumo di frutta e verdura (una dieta ad alto apporto calorico, ricca di grassi e di zuccheri raffinati o con smisurato consumo di carni rosse, aumenta il rischio di poter sviluppare un tumore al seno, così come di altre patologie), l’assunzione eccessiva di alcol, il fumo. Per queste ragioni il mondo scientifico considera il controllo dello stile di vita uno strumento valido per la prevenzione del carcinoma mammario.

È importante scoprire il tumore al suo inizio e un metodo che permette di imparare a conoscere il seno e notare qualsiasi cambiamento rispetto al solito è l’autopalpazione. È un esame che la donna può eseguire da sola dai vent’anni, una volta al mese, una settimana dopo la fine del ciclo. È molto semplice, ma è bene che sia un operatore sanitario a insegnarla. Ci si deve porre davanti allo specchio, osservare i seni tendendo le braccia stese lungo i fianchi, poi appoggiarle sul bacino e spingere forte in modo da contrarre i muscoli del petto. Adesso bisogna scrutare le imperfezioni naturali del seno, bisogna fare attenzione ad un’alterazione del contorno, come un gonfiore, una retrazione cutanea o un’anomala morfologia dei capezzoli. Ripetere la stessa perlustrazione con le braccia ben alzate, mettendo in evidenza la zona ascellare, e successivamente anche di profilo. Piegare il braccio destro dietro la nuca e cominciare a palpare delicatamente la mammella destra con la mano sinistra e le dita tese unite “a piatto”, a caccia di eventuali masse anomale, indurimenti o ispessimenti. L’operazione va quindi ripetuta sul seno sinistro. Sdraiarsi, ponendo un cuscino o un asciugamano ripiegato sotto la spalla sinistra e collocando la mano sinistra sotto la nuca: i seni si appiattiranno e il tessuto si distribuirà uniformemente sul petto. Premere delicatamente con le dita tese della mano destra (che va posta piatta) il seno sinistro, con movimenti circolari lenti per cogliere eventuali noduli.

Per un corretto esame, procedere in senso orario. Anche la zona tra seno e ascella va sondata con cura. Ripetere le stesse manovre sul seno destro, naturalmente spostando il cuscino su questo lato. Per finire, stringere delicatamente i capezzoli tra le dita per rilevare possibili fuoriuscite di liquido (siero o sangue). È importante che tutte le manovre fin qui indicate vengano sempre effettuate allo stesso modo. Se nel corso dell’autoesame dovessero emergere un nodulo, un infossamento o una secrezione, è importante informare il medico, che prescriverà le indagini diagnostiche adeguate allo scopo di fugare ogni dubbio. Non è il caso di allarmarsi, anche se il segnale non va sottovalutato: può trattarsi di un riscontro innocuo. La prevenzione ha l’obiettivo di ottenerne la diagnosi il più precocemente possibile. La scoperta del tumore (in genere con la mammografia e l’ecografia) nella sua fase iniziale permette terapie chirurgiche meno aggressive con maggiori possibilità di guarigione. Essa oggi costituisce l’arma vincente nella lotta al cancro della mammella.

– Monica T. Gallo –

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