Il Coordinamento Scuole Aperte Salerno – Campania ha inviato una comunicazione alle massime Autorità dello Stato e della Regione per chiedere la riapertura delle scuole. Come noto le scuole campane di ogni ordine e grado sono chiuse ormai da quasi un anno con l’unica eccezione della Materna, della prima e seconda elementare, riaperte solo negli ultimi giorni precedenti le vacanze natalizie. “Questa situazione non può più essere tollerata da parte delle Istituzioni nazionali in quanto tale circostanza sta creando una condizione di disuguaglianza tra i bambini campani e i compagni di tutte le altre regioni che vanno normalmente a scuola – dicono dal Coordinamento -. Condizione questa che disattende il dettato costituzionale che con l’art. 3 garantisce a tutti i cittadini pari diritti. Chiediamo che la Campania si adegui alle decisioni assunte dal Governo. Perchè la Scuola è a Scuola“.

La lettera è firmata da quasi 30.000 genitori campani che hanno aderito alla petizione promossa dal Coordinamento Scuole Aperte Campania che conta circa 12.000 aderenti che intendono portare all’attenzione  delle competenti Autorità l’essenzialità dell’immediata ripresa delle attività didattiche in presenza per tutti i cicli di ogni ordine e grado, vista la sospensione della stessa da oltre 74 giorni, contrariamente alle disposizioni governative nazionali.

La scuola, più che mai in una regione come la nostra, racchiude in sé il significato più profondo di inclusione, crescita e riscatto socioculturale – scrivono -. Ipotizzare di proseguire con la DAD, specie per i più piccoli, significa non tenere conto del rischio di aggravare ulteriormente il tasso di dispersione scolastica che in Italia, negli ultimi 5 anni, si è attestato intorno al 14%, ovvero molto al di sopra del target europeo che prevedeva la riduzione di tale indice almeno al 10% entro il 2020; un rischio ancora più concreto in Campania dove il tasso di ragazzi che abbandonano prematuramente gli studi è già ben al di sopra della media del Paese“.

Il 26% delle famiglie campane non dispone di una connessione internet in casa e gli ammortizzatori sociali messi in campo dalle istituzioni non sono riusciti a sopperire alle enormi falle economico-sociali della comunità campana. Ai disagi curriculari si uniscono i disturbi psicofisici derivanti dall’uso indiscriminato dei devices, tra i quali disturbi visivi e comparsa o incremento di crisi epilettiche, disturbi di ansia, cognitivi, comportamentali e disordini alimentari.

Quanto ai minori disabili, – continuano – questi sono stati deprivati dell’opportunità di una corretta formazione scolastica a causa dell’emarginazione cui sono costretti per aver visto drasticamente ridotte le ore di sostegno ove abbiano la facoltà di scegliere la presenza esclusiva in aula, in totale dispregio del principio di inclusione, o costretti ad un supporto didattico a distanza che, come è lapalissiano, spesso non è fruibile per tali minori con diverse abilità“.

Riteniamo che un diritto fondamentale come quello all’istruzione – scrive ancora il Coordinamento – non possa innanzitutto divenire oggetto di una sorta di plebiscito popolare in grado di influenzare le scelte organizzative di chi ci governa, ma soprattutto non possono essere messi su piani diversi il diritto allo studio e quello alla salute. È
compito del decisore politico trovare il modo di tenere sempre in perfetto equilibrio tra loro tutti i diritti fondamentali garantiti dalla Costituzione. Del resto a tale scopo è da sempre prevista dal Miur l’istruzione parentale per tutti coloro che non possono o non vogliono fruire del servizio pubblico della scuola in presenza per le più personali ragioni“.

L’invito che parte dal Coordinamento Scuole Aperte è quello di adottare i provvedimenti più opportuni atti alla riapertura in presenza di tutte le scuole di ogni ordine e grado dal 7 gennaio, in osservanza del documento operativo “A scuola in sicurezza” stilato dalla stessa Regione Campania in ottemperanza al DPCM del 3 dicembre.

– Chiara Di Miele –

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