Impianto biometano a Sant’Arsenio. Intervengono i sindaci del Vallo di Diano L'ex sindaco Coiro: "L'insediamento produttivo stabilito dalle precedenti amministrazioni"





































La possibile costruzione di un impianto di produzione di biometano a Sant’Arsenio, in località Fosso del Mulino, continua a preoccupare la comunità locale. Dopo la costituzione del Comitato cittadinoNo Biometano” e il “No” del Consiglio direttivo del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni anche in sindaci del Vallo non sembrano contenti del progetto.

In occasione della Conferenza dei Sindaci del Vallo di Diano, che si è tenuta qualche giorno fa, si è infatti espresso “rammarico e delusione per la scelta fatta autonomamente dal Comune di Sant’Arsenio” ed è stata ribadita la necessità di un impianto dimensionato sulla base delle esigenze del territorio, anche in vista del nuovo ATO per la gestione dei rifiuti nel Salernitano e il riconoscimento del SAD, il Sud Ambiti Distrettuali del Vallo di Diano, per consentire l’ottimizzazione dello smaltimento della spazzatura.

Il presidente della Conferenza dei Sindaci, Raffaele Accetta, si dice pronto a predisporre un atto deliberativo da far adottare a tutti i comuni per esprimere contrarietà sull’impianto, e a chiedere al commissario prefettizio di Sant’Arsenio, Ada Ferrara, di sospendere per autotutela la concessione dei lotti in attesa del nuovo Consiglio Comunale.








L’ex sindaco Antonio Coiro ha rotto il silenzio e ha affidato ad una affissione pubblica i chiarimenti sulla vicenda sottolineando che “l’individuazione dell’area di insediamento produttivo è stata stabilita dalle precedenti amministrazioni e che l’assegnazione dei lotti, compresi quelli in questione, avviene mediante bandi pubblici”.

“Pertanto – ribadisce Antonio Coiro – il Comune si è limitato ad assegnare i lotti, non a deliberare alcuna autorizzazione di fattibilità poiché le verifiche di impatto ambientale o di esercibilità dell’attività spettano alla Regione”.

Coiro ha inoltre precisato che sulla base di studi condotti da enti competenti “per una corretta progettazione le dimensioni dell’impianto devono essere proporzionate alla quantità di biomassa prodotta in un raggio massimo di 30-50 chilometri. Il progetto presentato dopo l’assegnazione dei lotti, al vaglio della Regione, non pare corrispondere a tale criterio e il Comune avrebbe senz’altro negato il rilascio della concessione edilizia”.

– Tania Tamburro – 


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