Ci sono sorrisi dietro i quali si nascondono delle tempeste sedate con la fede. Un po’ come l’arcobaleno che si fa spazio tra le nuvole e suscita stupore. È così, il sorriso sul volto del 43enne don Pasquale Pellegrino, cappellano dell’ospedale dell’Immacolata di Sapri. Un guerriero che ha vinto la battaglia contro la leucemia, raccontata da Lucia Giallorenzo in un articolo pubblicato sulla rivista “Maria con te” in edicola oggi.

Il suo cammino vocazionale è stato sempre illuminato dalla presenza materna della Madonna. Nei suoi 18 anni di sacerdozio, quattordici li ha trascorsi nelle parrocchie di Torre Orsaia e Castel Ruggiero. Su nomina del Vescovo Antonio De Luca della diocesi campana di Teggiano-Policastro è direttore dell’ufficio di pastorale della salute. Un ambito diocesano nel quale don Pasquale rende operativa la sua testimonianza di vita. Il tema della salute è quello più vicino al suo vissuto. Dopo tre anni dalla sua ordinazione sacerdotale, improvvisa come una tempesta che non lascia scampo, gli viene diagnosticata la leucemia.

Inizia così per me un modo diverso di vivere il mio sacerdozio e il servizio pastorale – racconta don Pasquale -, lontano fisicamente dalle mie comunità parrocchiali, da un altare di marmo, mi ritrovo a ‘celebrare’ l’offerta della mia vita per la salvezza del mio popolo in una stanzetta del reparto di ematologia del Policlinico Gemelli in Roma“. Non si sente solo nella prova. Riceve il sostegno spirituale di molti. “Io non pregavo per me prosegue don Pasquale -, ma per coloro che dal vescovo Angelo Spinillo mi erano stati affidati, in particolare i giovani e gli ammalati“.

Il mio cammino di cure chemioterapiche inizia nella prima domenica di Avvento del 2005 – continua don Pasquale -, un nuovo anno liturgico da inquadrare nell’ottica della divina volontà! Non è stato facile“. La comunione spirituale con le sue comunità è forte. Nel suo racconto ci sono episodi mariani di un significato particolare. “Ricordo che la suorina del Camerun che faceva apostolato nelle mie parrocchie, diffuse la preghiera per la beatificazione dell’allora servo di Dio Giovanni Paolo II per chiedere la grazia della mia guarigione e anche in questa fase delicata della mia vita, Maria si è fatta presente con amore e discrezione come soltanto lei sa fare“.

Durante i ricoveri avvenne qualcosa. Spiragli mariani di presenza si aprirono nel cuore del giovane sacerdote. “Fu durante il primo dei numerosi ricoveri che ebbi tra le mani un libro su Medjugorje – spiega don Pasquale -, ne avevo sentito parlare in seminario ma non mi ero mai soffermato ad approfondire questa particolare mariofania. Grazie alla lettura attenta di questo libro, capii che in quel paese sperduto della Bosnia-Erzegovina accadeva realmente qualcosa di celestiale e che gli eventi di questa apparizione erano collegati a quelli del 1917 di Fatima. In cuor mio feci voto alla Madonna di recarmi appena guarito a Medjugorje e Fatima“. Tra i suoi ricordi più cari c’è un piccolo flacone contenente terra di Medjugorje regalatogli da un’infermiera del reparto.

Un pomeriggio, mentre ero assopito nel mio letto in ospedale, si presentò in camera una signora che non conoscevo, mi disse qualcosa che a stento riesco a ricordare e mi posò sul comodino una statua della Regina della Pace proveniente da Medjugorje. Premetto che non era orario di visita e non avevo chiesto a qualcuno di portarmi una statua della Madonna di Medjugorje“. Quella statuetta è ancora lì nel reparto di ematologia per essere di consolazione e speranza ad altri ammalati. “Certamente attribuisco all’intercessione materna di Maria la mia guarigione dalla leucemia afferma don Pasquale -, anche se il Signore ha permesso che affrontassi tutte le fasi di cura, le difficoltà inerenti alla chemioterapia, le sofferenze morali, il trapianto e una lunga convalescenza con continui controlli per molti anni. A detta dei medici, il mio quadro clinico non era dei migliori e la possibilità di non farcela era altissima“. Tutto si evolve al meglio e nell’agosto del 2007, grazie alla sua amica ematologa Mariangela, il sacerdote è riuscito a sciogliere il voto recandosi nella terra benedetta di Medjugorje e ringraziare la Regina della Pace, dove si reca altre quindici volte con centinaia di devoti. Raggiunge anche Lourdes con l’Unitalsi e Fatima.

Nel 2013 don Pasquale invia una lettera a papa Francesco nella quale racconta la sua storia vocazionale e di malattia. Il Santo Padre telefona al sacerdote e lo invita a concelebrare con lui a Santa Marta. “Questa grazia mi è stata concessa il 16 settembre 2013 – racconta don Pasquale – e dopo la Santa Messa ho avuto la gioia di incontrarmi e parlare a lungo con papa Francesco“.

In cappella porte sempre aperte, 24 ore su 24. Don Pasquale è sempre pronto a soddisfare le richieste di tanti disorientati. Indossando la mascherina il cappellano non può mostrare il suo sorriso ma attraverso gli occhi incrocia gli sguardi impauriti e smarriti, donando fiducia.

– redazione –

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