
Intervista al Comandante Provinciale dei Carabinieri di Potenza, Colonnello Luca D’Amore, che tira le somme di questi intensi anni alla guida della Benemerita nel territorio lucano prima di assumere l’incarico presso la Direzione Investigativa Antimafia a Roma.
- Comandante, dopo quattro anni alla guida del Comando Provinciale di Potenza, qual è il sentimento con cui lascia la Basilicata?
Sicuramente la gratitudine. Quando sono arrivato, quattro anni fa, sentivo soprattutto il peso e la responsabilità dell’incarico. Oggi parto con la consapevolezza di aver vissuto un’esperienza molto importante, non soltanto dal punto di vista professionale, ma anche umano. La Basilicata è una terra che si fa conoscere poco alla volta. Ho trovato una comunità riservata, concreta, molto legata alle proprie tradizioni e con un forte rispetto per le Istituzioni. Nel tempo si è creato un rapporto vero, che porterò con me nel nuovo incarico.
- Se dovesse indicare l’aspetto che ha caratterizzato maggiormente questi anni di comando, quale sceglierebbe?
Direi la presenza sul territorio. Naturalmente i risultati operativi e i numeri sono importanti, perché consentono di misurare il lavoro svolto, ma non raccontano tutto. In questi anni abbiamo cercato soprattutto di essere presenti, ogni giorno: nei centri più grandi come nei piccoli comuni, nelle situazioni di emergenza ma anche nelle esigenze quotidiane delle persone. Del resto è proprio questa la forza dell’Arma, la capillarità, soprattutto in una provincia come quella di Potenza. Per un cittadino sapere di poter contare su un Carabiniere anche in un piccolo centro significa avere vicino un punto di riferimento dello Stato. È questo, credo, il risultato più importante: aver lavorato per mantenere e rafforzare quel rapporto di fiducia.
- In questi quattro anni quanto è stata importante la collaborazione con le altre Istituzioni del territorio?
È stata fondamentale. Ho avuto la fortuna di lavorare in un territorio nel quale la collaborazione istituzionale non è soltanto una formula, ma una pratica quotidiana. Con Prefettura, Magistratura, Forze di Polizia, Amministrazioni locali e con tutte le altre articolazioni dello Stato c’è sempre stato un confronto diretto e leale. In quattro anni cambiano le persone e gli incarichi, ma quello che ho trovato costante è stato il rispetto reciproco e la capacità di lavorare insieme nell’interesse della comunità.
- C’è qualcuno a cui sente di rivolgere un ringraziamento particolare prima di lasciare Potenza per il nuovo incarico alla DIA di Roma?
Il pensiero principale va inevitabilmente ai Carabinieri del Comando Provinciale di Potenza. In questi anni ho avuto modo di vedere da vicino il loro lavoro, spesso lontano dall’attenzione pubblica: servizi svolti di notte, interventi nei piccoli centri, indagini complesse, assistenza alle persone nei momenti di difficoltà. Dietro ogni risultato ci sono uomini e donne che svolgono il proprio dovere con professionalità, disciplina e una disponibilità che non è mai scontata. Un Comandante può indicare una direzione, ma sono i Carabinieri sul territorio a trasformarla ogni giorno in servizio concreto. Se guardo con soddisfazione a questi quattro anni, è soprattutto grazie a loro. Per questo lascio Potenza senza vivere questo momento come un addio. Porto con me rapporti professionali, amicizie e ricordi che resteranno. È stato un tratto importante della mia vita e del mio percorso nell’Arma, e alla comunità lucana posso soltanto dire con sincero affetto grazie e arrivederci. E infine un pensiero a mia moglie la persona più importante, presenza costante in tutte le mie esperienze lavorative.


