
Sta agitando la comunità di Sanza, come quella di Montesano sulla Marcellana e Buonabitacolo, il paventato passaggio di gestione del sistema idrico al Consac.
Ieri sera a Sanza si è tenuto un partecipato Consiglio comunale nel quale gli amministratori hanno deliberato il secco NO alla cessione dell’acqua. La volontà politica e popolare però trova davanti a sè dei limiti già ben definiti: la battaglia contro la privatizzazione dell’acqua è iniziata oltre un decennio fa e ha visto l’opposizione alla gestione comunale sia dal Tribunale Amministrativo Regionale sia dal Consiglio di Stato.
La motivazione risiede nella istituzione del Servizio Idrico Integrato (SII) che prevede la gestione in forma associata affidata a un gestore unico per distretto all’interno degli Ambiti Territoriali Ottimali (ATO). Nel caso di Sanza e dell’intera area del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni l’ente di gestione è appunto il Consac.
Tuttavia, la normativa nazionale (art. 147 del D.Lgs. 152/2006) e regionale prevede la possibilità di gestione autonoma (diretta o in economia) per Comuni che rispettino caratteristiche restrittive, spesso in regime di salvaguardia. Proprio da questa definizione la comunità sanzese vuole proseguire la sua opposizione alla privatizzazione del servizio idrico, che comporterebbe bollette salate sia per le famiglie sia per le attività agricolo-pastorali che hanno un elevato consumo di acqua. Si pensi alla quantità che può consumare una mandria o un gregge.
La lotta che sta proseguendo Sanza insieme agli altri Comuni ha una natura identitaria: le sorgenti sgorgano nei territori grazie alla generosità della Terra e arrivano nelle case grazie all’ingegno degli uomini che le hanno captate in una complessa rete. Appare contrario alla logica l’obbligo regionale di trasferire le proprie risorse ad un consorzio.
L’Amministrazione Esposito, assieme ai consiglieri di minoranza, ha dichiarato di non arrendersi e di proseguire la lotta anche per vie politiche.


