Il Comune di Salerno ha deciso di elargire un contributo di 2.500 euro per il Gay Pride, che si terrà il 25 e 26 maggio sul Lungomare Trieste su iniziativa dell’Arcigay Salerno.

Montano in queste ore le polemiche scaturite da questa decisione deliberata dall’Ente, soprattutto da parte della Lega che definisce il Gay Pride “una manifestazione di sapore carnevalesco, che sfilerà per le strade della città nelle prossime settimane mettendo alla berlina chi vive in modo legittimo la propria sessualità, di qualsiasi tipo sia, con rispetto e dignità, nel proprio privato“.

Ribadiamo ancora una volta – dicono Mariano Falcone, Giuseppe Zitarosa e Cristian Santoro, rappresentanti della Lega Salerno – che i soldi pubblici debbono essere utilizzati per dare servizi ai cittadini e per le famiglie in difficoltà così come ribadiamo che quelli che sono i diritti naturali e fondamentali delle famiglie vanno difesi gridando forte il nostro NO a quelle che sono definite unioni civili, alle adozioni di bambini da parte di coppie gay ed ha qualsiasi tipo di teoria gender”. E invitano le autorità ecclesiastiche, le forze politiche del centrodestra, le associazioni in difesa della vita e della famiglia, le autorità e le associazioni cattoliche “a prendere una posizione netta e chiara ribadendo che non siamo contrari al diritto di manifestare e di esporre le proprie idee ma siamo contrari all’utilizzo di soldi pubblici per una sfilata carnevalesca in pieno giorno con espliciti richiami sessuali dal gusto scandalistico e provocatorio come abbiamo ampiamente avuto modo di constatare in questi anni ovunque queste iniziative siano state fatte“.

Immagini ed atteggiamenti – continuano – che in televisione non possono apparire se non dopo la mezzanotte e che al contrario per le strade pubbliche, magari per il nostro lungomare in pieno giorno con famiglie e bambini tutti possono vedere, manifestazioni che offendono la morale ed il buongusto oltre ad essere una violenza psicologica gratuita ed antidemocratica nei confronti di chi non ama certi tipi di ‘esternazioni’ pubbliche“.

– Chiara Di Miele –

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