L’Associazione Fusione Comuni Coordinamento Nazionale, presieduta da Antonello Barbieri e di cui fanno parte numerosi Sindaci tra cui quello di Roscigno, Pino Palmieri, scrive al Presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte in merito alla semplificazione, che vuol dire rapidità dei processi decisionali, chiarezza delle procedure operative, riorganizzazione delle responsabilità, delle competenze e, quindi, dell’ambito operativo degli Enti decisori.

Sempre più sindaci e un numero crescente di associazioni  – scrivono – ritengono questo aspetto imprescindibile: non c’è vera riforma della burocrazia che non passi da un coraggioso e innovativo ripensamento del governo dei territori, nell’ambito del quale il tema del ruolo dei Comuni diventa fondamentale. Quello che ha davanti è un percorso irto di ostacoli, molti in passato vi si sono avventurati, purtroppo senza successo; tenacia e determinazione non le mancano e questo ci lascia ben sperare. Partire dall’esistente è il nostro suggerimento, creando le condizioni per una drastica riduzione dei Comuni, nel solco della normativa vigente, quindi su base volontaria e sentiti i cittadini attraverso il referendum consultivo; non solo è possibile e necessario, ma è facilmente realizzabile attraverso un deciso incremento dei contributi incentivanti previsti dalla legge“.

I Sindaci riuniti nell’FCCN ricordano a Conte che “il nostro territorio è frammentato in quasi 8.000 Comuni di diversissime dimensioni, sovente piccole o piccolissime: circa il 70% conta meno di 5.000 abitanti, un quarto ne conta meno di 1.000 e quello che si può chiedere a Comuni di diverse decine, centinaia di migliaia di abitanti non si può chiedere a Comuni di poche centinaia, carenti di strutture e risorse. Negli ultimi anni, nel nostro Paese, si sono realizzate quasi 150 fusioni che hanno portato alla soppressione di circa 400 Comuni e le percentuali di gradimento che abbiamo registrato nelle popolazioni interessate è decisamente alta. Lo strumento della fusione dei Comuni offre, quindi, una opportunità già ben studiata, normata e sperimentata“.




La Legge 56 del 2014 norma l’istituto della fusione tra Comuni ed è su questa che i Sindaci che scrivono al Presidente Conte ritengono si possa intervenire in tempi rapidissimi. Inoltre avanzano delle proposte volte a rendere le fusioni sempre più attrattive per i territori: cancellare o aumentare sensibilmente il tetto di due milioni di euro per ogni fusione; aumentare i contributi a sostegno della fusione, oggi al 60% dei trasferimenti statali erogati nel 2010, ai Comuni interessati in maniera incisiva; introdurre premialità per i Comuni fusi nella valutazione di bandi statali ed europei; prevedere l’anticipo di una parte delle risorse destinate al nuovo Comune, alla fase immediatamente antecedente l’operatività della fusione per finanziare le necessarie competenze tecniche e professionali afferenti al percorso, in modo che gli uffici comunali, spesso sottorganico, assicurino continuità ai servizi quotidiani garantendo le dovute prestazioni professionali ai cittadini.

Quello che proponiamo – concludono – spingerà i Comuni verso le fusioni, attivando vantaggi significativi, risparmi gestionali ed efficienza dei servizi, attrattività per gli investimenti sul territorio, progettualità ed iniziative di sviluppo, disponibilità adeguata di risorse e competenze. Abbiamo quindi solide basi da cui partire per un disegno strutturale, non episodico e controverso, ma organico e condiviso. Un programma certamente degno di ottenere gli stanziamenti europei condizionati ad un utilizzo per progetti di riforma davvero strutturali. Un programma che non prevede sussidi a pioggia, ma un chiaro e ambizioso disegno pregiudiziale per l’efficienza e la semplificazione del ‘sistema Paese’ determinante per il nostro futuro. Questa è una occasione da non perdere“.

– Chiara Di Miele –

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