Un atto amministrativo si modifica con uno di pari grado: un’ordinanza. Quindi, nella sostanza, non si modifica con un chiarimento”.

E’ quanto afferma il consigliere Luca Braia, capogruppo di Italia Viva, in merito all’Ordinanza del governatore Bardi che disciplinava alcune attività della Fase 2 in Basilicata.

“Il tartufo, l’oro nero di Basilicata – spiega – che in tre anni abbiamo portato su podi mondiali affiancandolo durante l’asta internazionale al tartufo d’Alba è ripiombato con la gestione Fanelli nell’oblio. Ad andare per boschi, da soli con il proprio cane, in orari tra l’altro in cui il distanziamento sociale è indispensabile per la riuscita della battuta di ricerca del tartufo, si rischia, a seguire le ordinanze regionali di più che con la pesca, l’agricoltura e la caccia al cinghiale. Incuranti del fatto che in Basilicata, proprio dal primo maggio al 30 novembre, è invece autorizzata la raccolta del tartufo d’estate, più noto come scorzone, e del relativo valore aggiunto per la nostra economia. L’ordinanza del Presidente Bardi tiene fuori i tartufi, per la ricerca dei quali non si può andare oltre i comuni limitrofi. Ci chiediamo se sia la sicurezza il tema o qualche interesse di parte”.

“Ci eravamo anche rallegrati – prosegue Braia – che le nostre proposte di allentare le restrizioni fermo restando l’osservanza di tutte le prescrizioni necessarie in ordine al distanziamento sociale, igiene e sicurezza per alcune attività di nicchia, ma comunque economicamente significative per la nostra terra di Basilicata, fossero state accolte nell’ordinanza”.

“L’abbattimento selettivo del cinghiale – continua – la raccolta di prodotti quali funghi, tartufi, asparagi, i servizi nelle aree forestali, l’antincendio e il monitoraggio faunistico spesso non hanno confini amministrativi definiti tra un comune e l’altro nelle quali si esplicano e non si può certo immaginare che si debbano interrompere perché la Regione continua a non autorizzarne la reale praticabilità. Proprio la loro peculiare caratteristica rende necessario che si svolgano anche tra comuni diversi e non solo nel comune di residenza o domicilio o confinante. Consentito oggi anche l’allenamento e l’addestramento dei cani. Sul territorio regionale pure la pratica di sport amatoriali in luogo aperto così come le attività di abbattimento selettivo della specie cinghiale. Dei tartufi, nessuna traccia. Saranno sfuggiti nella stesura del testo del chiarimento?”.

“Per i tartufi ci si deve guardare solo attorno al naso – conclude Braia – in questo caso del proprio indispensabile cane che però, si sappia, se dovesse oltrepassare il confine comunale, farà anche prendere una sanzione al suo proprietario. Si corregga immediatamente l’ordinanza e si chiarisca rapidamente come può agire il settore tartuficolo senza tarparne preventivamente le ali, limitando il territorio di azione, cosa che avrà solo effetti contrari a quelle che si presentano come misure per la ripresa”.

– Claudia Monaco –

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