Rispetto a dieci anni fa si è drasticamente abbassata la soglia d’età dei giovani che si rivolgono ai servizi sociali per problemi di abuso di alcol, al punto che anche quattordicenni hanno problemi di abuso d’alcol. Negli ultimi anni è aumentata la percentuale delle persone con problemi di alcol e nel caso dei giovani si è assistito al cambiamento dello stile di assunzione dell’alcol che non è più di tipo mediterraneo, ma anglosassone e si esplicita nel fenomeno del “binge drinking”, vale a dire l’assumere alcol in modo compulsivo fino ad ubriacarsi. Adesso chi beve non è quasi mai considerato uno “perso”, ma piuttosto un tipo “giusto”, uno che “spacca” come dicono i giovani.

Il problema è serio perché consumare sei o più bicchieri in poche ore e anche una sola volta a settimana conduce, al di sotto dei 25 anni, nel giro di poco tempo, a una riduzione del volume dell’ippocampo, parte del cervello deputata all’orientamento e alla memoria. Il cervello tra i 16 ed i 25 anni va incontro a un rimodellamento che porta alla definizione del cervello adulto, ma l’alcol consumato in questa finestra di massima vulnerabilità interferisce sul suo sviluppo, cristallizzando le modalità cognitive e comportamentali in una fase in cui prevale l’attività cerebrale legata all’impulsività e all’emotività, tipiche della gioventù.

Per i giovanissimi la bevuta è il modo per entrare al far parte del gruppo, per sentirsi disinibiti. E la sbornia non è quasi mai un incidente di percorso, ma quello che si cercava. Difficile capire quando il bere diventa un problema e per i giovani è tutto più rapido e tragico.

Tutto è reso ancora più complicato dal fatto che alla particolare vulnerabilità, connessa all’incapacità di metabolizzare l’alcol, si aggiunge la difficoltà di “agganciare” i minori indirizzandoli verso programmi di comportamento più equilibrati e salutari.

Non esiste un consumo di alcol accettabile per i ragazzi. Per gli adulti i nuovi LARN, la bibbia nutrizionale italiana, hanno ridotto a uno e due bicchieri il livello massimo quotidiano di consumo rispettivamente per le donne e per gli uomini; gli ultrasessantacinquenni non dovrebbero andare oltre un bicchiere al giorno.


 Bibliografia: www.corriere.it  –  www.improntaunika.it


  Farmacia 3.0 – Rubrica a cura del dott. Alberto Di Muria


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