L’ansia è un’emozione che tutti gli esseri umani provano, come la gioia, la rabbia, la paura. In particolare, l’ansia ha la funzione di segnalare situazioni pericolose o spiacevoli, attraverso modificazioni fisiologiche innescate da una maggiore quantità di adrenalina che entra in circolo nel sangue: il cuore batte più forte, aumenta la sudorazione e la pressione sanguigna. Entro certi livelli è fondamentale, in quanto ci mette in allerta e ci prepara ad affrontare situazioni stressanti. Se però l’ansia supera certi limiti, può sfociare in situazioni patologiche e innescare attacchi di panico e fobie. A quanto pare, esiste una certa predisposizione genetica a essere ansiosi e uno studio, condotto dall’Istituto di scienze neurologiche del CNR di Catanzaro in collaborazione con l’IRCCS Fondazione Santa Lucia di Roma, conferma che le donne per natura sono più ansiose degli uomini. Le donne, infatti, hanno fisiologicamente una diversa regolazione della serotonina, a causa dell’alterazione dei livelli di estrogeni per via del ciclo mestruale: hanno cioè livelli maggiori rispetto agli uomini di questo neurotrasmettitore che modula i comportamenti emotivi. Alla base della predisposizione femminile all’ansia c’è una variante del gene 5-Httlpr che è implicato nella regolazione della serotonina e causa al soggetto portatore un aumento della quantità di questo ormone.

Il gene vulnerabile, in pratica, produce più serotonina, eccesso che innesca stati emotivi ansiosi. Si tratta di una variazione genetica che riguarda il 20% circa della popolazione, ma lo studio ha evidenziato che nelle donne, più che negli uomini, sviluppa comportamenti ansiosi. E’ emerso che questa predisposizione femminile si manifesta, a livello neurobiologico, con un’alterata anatomia dell’amigdala, una regione chiave nella regolazione delle emozioni. In altri termini, un più ampio volume dell’amigdala può essere considerato il marcatore neurobiologico dell’ansia, un fattore predittivo dello sviluppo patologico di disturbi emotivi, fattore dunque di cui si potrà tener conto, anche a livello clinico, per far sì che l’ansia non prenda il sopravvento fino a compromettere la qualità della vita di chi ne soffre.


 

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